Letture festive – 12. Trasformazioni – 2a domenica del Tempo Ordinario Anno C

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

2a domenica del Tempo Ordinario Anno C – 16 gennaio 2022
Dal libro del profeta Isaìa – ls 62,1-5
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi – 1Cor 12,4-11
Dal Vangelo secondo Giovanni – Gv 2,1-11


Vi è un’urgenza di cambiamento che proviene da ciò che richiede o attende una trasformazione. Per il profeta Isaia si tratta di Gerusalemme, la cui trasformazione viene collegata alla novità dei nomi con i quali viene chiamata e delle parole utilizzate per descriverla: non più “abbandonata” e “devastata”, ma “mia gioia” e “sposata”. Parole e realtà, quando sono autentiche, stanno infatti in una relazione profonda, attraverso movimenti che vanno in entrambe le direzioni: è la realtà trasformata a richiedere e creare nomi e parole nuove in grado di esprimerla adeguatamente, ma sono anche le parole e i nomi a essere dotati di un potere capace di trasformare la realtà che intendono esprimere. Un’altra decisiva trasformazione riguarda i doni, le competenze, i talenti che ciascuno di noi, in modi e in misure diverse riceve, acquisisce o scopre di avere. In questo caso, come ricorda Paolo ai cristiani di Corinto, la trasformazione richiesta e attesa è che questi doni, queste competenze e questi talenti – anche se sono singolari e personali – vengano messi a disposizione e utilizzati per il bene comune, cioè per il bene di tutti. Si tratta di un mettere a disposizione che, per essere efficace, richiede che ciascuno riconosca, accolga e coltivi il proprio dono, anche se non è possibile sapere perché proprio lui (e non un’altra persona) abbia precisamente quel dono (e non il dono ricevuto da altri). Nel riconoscere il proprio e l’altrui dono come diversi e insieme preziosi si potrà manifestare la loro irriducibile pluralità, ricchezza e varietà, da mettere a disposizione per il bene di ciascuno e di tutti. Nel Vangelo di Giovanni il primo dei segni compiuti da Gesù è la trasformazione dell’acqua in vino alle nozze di Cana: è una trasformazione che salva la festa, è una trasformazione necessaria perché non venga meno la gioia dell’alleanza matrimoniale così come di ogni alleanza tra esseri umani, è una trasformazione di cui non si conosce realmente l’origine, è una trasformazione che supera in qualità non solo l’acqua trasformata ma anche il vino degli inizi, ritenuto il migliore, è una trasformazione prodotta dall’insistenza di Maria, qui simbolo di una comunità cristiana consapevole della necessità di una trasformazione, che le consenta di restare all’altezza della propria vocazione e della propria missione.