Letture festive – 16. Opposti – 6a domenica del Tempo Ordinario Anno C

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

6a domenica del Tempo Ordinario Anno C – 13 febbraio 2022
Dal libro del profeta Geremia – Ger 17,5-8
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi – 1Cor 15,12.16-20
Dal Vangelo secondo Luca – Lc 6,17.20-26


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letture festive 16

Secondo il profeta Geremia si può parlare bene o male di una vita umana a seconda se questa possa riconoscersi o meno nell’immagine di un albero reso rigoglioso e straordinariamente capace di produrre foglie che rimangono verdi e frutti anche negli anni di siccità, grazie alla possibilità di stendere le radici verso correnti d’acqua. Ma la vita umana può finire per somigliare al suo opposto: una pianta nella steppa che a stento riesce a sopravvivere in un terreno arido e inadatto a ospitare la vita. L’opposizione stabilita da Paolo riguarda invece chi accoglie e chi rifiuta la credenza nella resurrezione dei morti e la parola della resurrezione di Gesù dalla morte di croce. Credenze che oggi sono diventate più difficili da proporre, da parte di teologie che si interrogano su come si possa pensare una resurrezione dei morti. Credenze che oggi sono diventate più difficili anche da accogliere da parte di molti i cristiani (con Dio e senza Dio) i quali dubitano di una vita dopo la morte. Ciò non toglie che – al di là di ciò che può costituire una credenza – l’essere cristiani abbia alla propria origine una fede e una fiducia in una parola di resurrezione, collegata alla figura di Gesù e alla convinzione che la vita – almeno in alcune delle sue diverse forme – possa sconfiggere – almeno in alcune delle sue diverse forme – la morte. Per i cristiani, infatti, con Dio e Senza Dio, al di là delle credenze sulla resurrezione dei morti, che sono di fatto piuttosto varie, la parola della resurrezione – rivolta a una fede e a una fiducia che le corrispondano – rimane una parola necessaria da cui a primavera la vita può nuovamente germogliare, anche dopo gli inverni che più somigliano alla morte. L’evangelista Luca annuncia invece un’opposizione tra beatitudini e guai fondata sul rovesciamento di ciò che appare ora in un certo modo, ma che in realtà è destinato a un esito opposto. Così nelle beatitudini la felicità da ricercare scaturisce da condizioni di privazione: la signoria dalla povertà, l’essere saziati dalla fame, il sorriso dal pianto, una ricompensa piena di gioia dalla persecuzione. In modo simile i guai da fuggire provengono da ciò che promette senza mantenere: una ricchezza che esaurisce in sé la consolazione attesa, una sazietà che lascia affamati, un riso che si spegne nel pianto, una popolarità che si alimenta di falsità. Si tratta dell’approccio evangelico alla realtà, un approccio fiducioso e apparentemente inattuale, che evita la superficialità per cercare la profondità, un approccio nutrito da parole di promessa, di speranza e di giustizia, un approccio capace di proiettare il proprio sguardo sul futuro e di relativizzare ciò che la vicinanza immediata rischia di far percepire in modo distorto, inadeguato e poco lungimirante.