Letture festive – 20. Futuro – 2a domenica di Quaresima Anno C

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

2a domenica di Quaresima Anno C – 13 marzo 2022
Dal libro della Gènesi – Gen 15,5-12.17-18
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési – Fil 3,20 – 4,1
Dal Vangelo secondo Luca – Lc 9,28b-36


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letture festive 20

Nel libro della Genesi il futuro, che il viandante Abramo desidera conoscere per ricavarne delle certezze, appare attraversato da una serie di paradossi. Abbiamo un arcaico rituale di alleanza dove però è soltanto uno dei contraenti, Dio, a prendere un impegno per il futuro, passando in forma di fiaccola e braciere attraverso i cadaveri degli animali squartati, come a invocare su di sé la medesima sorte in caso di infedeltà al patto stipulato. Abbiamo un vasto panorama cosmico (cielo e stelle, terra e fiumi) a rappresentare l’esaudimento delle promesse fatte, che però nel futuro troveranno una corrispondenza solo sofferta e parziale, in una discendenza messa a rischio dal sacrificio di Isacco e in una terra promessa che non avrà mai, nemmeno per il popolo di Israele, le dimensioni qui indicate, che vanno tra il fiume d’Egitto all’Eufrate. Paolo invita i cristiani di Filippi a evitare che il loro futuro si risolva in quella perdizione finale che sarà – anche qui paradossalmente – quella dei nemici della croce, cioè di chi – vedendovi solo un sigillo di morte – non sa leggere nel dono di sé che la croce rappresenta una speranza di nuova vita. Un futuro di perdizione che è preparato nel presente dall’avere come dio il proprio ventre, cioè dall’assimilare ogni realtà come qualcosa da trasformare a proprio uso, appiattendosi nella dimensione di un presente senza futuro e di una terra senza cielo, nella incapacità di ogni trascendenza, con Dio o senza Dio. L’evangelista Luca presenta, in una sorta di visione trasfigurata e anticipatrice, il futuro che attende Gesù come il tempo di un esodo, come un incamminarsi liberante, da interpretare alla luce della grande tradizione biblica (rappresentata da Mosè ed Elia). Ai discepoli, che vorrebbero indugiare nella condizione di temporanea beatitudine che sperimentano, viene chiesto di non restare bloccati nel presente di quell’esperienza, ma di aprirsi invece al futuro di un esodo simile a quello di Gesù. Per loro si tratta di riconoscere di trovarsi in una condizione di inconsapevolezza, di nebulosità e di torpore spaventato, dalla quale sono chiamati a uscire verso una capacità – più che di visione – di ascolto delle parole di Gesù, che è da sempre il modo autenticamente evangelico per cogliere con lucidità e sapienza il presente e per poterlo aprire al futuro.