Letture festive – 23. Disarmarsi – 5a domenica di Quaresima Anno C

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

5a domenica di Quaresima Anno C – 3 aprile 2022
Dal libro del profeta Isaìa – Is 43,16-21
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési – Fil 3,8-14
Dal Vangelo secondo Giovanni – Gv 8,1-11


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letture festive 23

Il profeta Isaia ci propone una serie di scene visionarie che esprimono bene il contrasto tra la scelta di armarsi e quella di disarmarsi. Gli eserciti, anche quelli formati da eroi, si mettono in movimento con le loro armi nell’illusione di una qualche vittoria, ma la storia, il buon senso e le pagine bibliche mostrano che questo non è mai vero: la guerra e la violenza sono strumenti inadeguati a raggiungere gli scopi che dichiarano. La corsa armata dell’esercito egiziano attraverso il mare, che si richiude sopra di loro, conduce a una morte senza successo, mentre, nella scena contrapposta, il deserto, tipicamente luogo di morte, viene invece trasformato – dal defluire di acque dolci, molto diverse da quelle violentemente distruttive del mare – in un luogo di vita, un luogo abitabile e accogliente per i viventi. Se gli animali costretti a diventare strumenti di guerra, i cavalli, subiscono il medesimo annientamento dei guerrieri umani, gli animali selvatici del deserto possono beneficiare della trasformazione del loro ambiente in un luogo ospitale. È la «cosa nuova» di cui si è invitati a notare il germogliare e che si oppone alle «cose di prima», alla logica e alla narrazione ingannevole della guerra armata e della violenza, così come si contrappongono due esperienze umane dell’acqua: quella salvifica dell’essere dissetati e quella mortale del sentirsi sommergere e annegare. Il disarmarsi di cui parla l’apostolo Paolo riguarda invece la legge e la sua scrupolosa osservanza, considerate come armi in grado di garantire protezione e salvezza. In realtà si tratta di rinunciare a queste false certezze, a queste armi solo apparentemente efficaci, per riscoprire il potere che viene dalla fiducia e dal provare a lasciarsi ispirare da logiche alternative a quelle dominanti. Disarmarsi è rinunciare a forme di difesa che – per gli effetti incontrollabili che ogni violenza tende a generare – rischiano di distruggere proprio ciò a cui attribuiamo valore e per cui siamo disposti a rinunciare a tutto il resto, come fosse spazzatura. Quando scegliamo la violenza, infatti, ciò che a ogni costo vorremmo difendere viene tragicamente trasformato da noi stessi in spazzatura inservibile. Solo se sapremo alleggerirci, deponendo quelle armi, armature e armamentari violenti, inutili e dannosi, che tendiamo a fabbricare già in noi stessi, anzitutto nel modo in cui affrontiamo i conflitti, potremo essere in condizione di correre per raggiungere ciò che viene definito da Paolo in termini di sublime conoscenza, di meta e di perfezione, di premio e di potenza della resurrezione. Al centro della scena descritta dall’evangelista Giovanni troviamo una donna, circondata da uomini, maschi, armati: armati con le parole senza pietà di una legge divina, armati con pietre pronte a colpire, armati con un giudizio di colpevolezza e di condanna che forse la donna stessa è arrivata a fare proprio, a forza di sentirsene caricata. Anche Gesù viene coinvolto, senza che gli venga lasciata una apparente via di fuga praticabile, costretto a scegliere – come vorrebbero gli avversari – tra disobbedire alla legge o approvare una violenta esecuzione. Ma Gesù sfugge a questa alternativa, compiendo anzitutto un gesto simbolico che provocatoriamente scuote e invita a riposizionarsi, con un diverso punto di vista sulla realtà: Gesù si china e inizia con il proprio dito a scrivere qualcosa sul terreno, in silenzio. I suoi ascoltatori potrebbero cogliere la provocazione alla necessità di una nuova e diversa legge, capace di disarmare la violenza di quella legge che si riteneva scritta dal dito di Dio, ma non lo fanno e insistono nel chiedere risposte ai loro quesiti giuridici. Gesù allora si alza e invita espressamente ciascuno ad assumersi personalmente la propria responsabilità: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». Questa volta i maschi armati sembrano capire e accettano di disarmarsi, lasciando cadere le pietre e la loro interpretazione della legge divina. Rimane però un’ultima e potente arma ancora minacciosa: il giudizio di condanna che la donna sente pesare su di sé. Per questo Gesù deve chiedere alla donna se nessuno l’abbia condannata, perché lei possa rispondere: «Nessuno». Solo quando davvero tutte le armi sono state deposte, solo allora la vita, risparmiata, può davvero riprendere e diventare capace persino di conversione.

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