Letture festive – 25. Ripartenze – Domenica di Pasqua – Resurrezione del Signore

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

Domenica di Pasqua – Resurrezione del Signore – 17 aprile 2022
Dagli Atti degli Apostoli – At 10,34a.37-43
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési – Col 3,1-4
Dal Vangelo secondo Giovanni – Gv 20,1-9


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letture festive 25

Il discorso di Pietro nel libro degli Atti presenta la resurrezione come una ripartenza del cammino iniziato da Gesù in Galilea, dopo la fermata imposta dalla crocefissione a Gerusalemme, quasi a superare una temporanea discontinuità. Questa narrazione sottolinea infatti la continuità del rapporto dei discepoli con Gesù, suggellato dal mangiare e bere con lui dopo la resurrezione, tacendo invece l’abbandono, il rinnegamento e il tradimento che hanno preceduto la morte di Gesù. È ciò che facciamo anche noi quando ci viene data l’opportunità di una ripartenza e – volendo comportarci come se non fosse accaduto nulla di grave – tendiamo spesso a rimuovere, tacendole a noi stessi e agli altri, le cesure e le discontinuità di cui ci sentiamo responsabili. In modo quasi opposto, la ripartenza evocata da Paolo presenta invece la resurrezione di Gesù nei termini di una radicale opposizione spazio-temporale e qualitativa tra il presente della terra, delle cui cose non bisogna curarsi, e un lassù, dove sono le cose che invece bisogna cercare, dove seduto alla destra di Dio si trova Cristo, del quale si deve attendere la piena manifestazione futura, per apparire insieme a lui nella gloria. Si può intravedere qui la tentazione cui il messaggio cristiano si trova perennemente esposto, quella di trasformarsi in un’apparente via di fuga a buon mercato dalla morte, dalla realtà e dai suoi problemi, nella ricerca di un rifugio e di una consolazione in un aldilà futuro e disincarnato, separato dal mondo e dal tempo in cui ci troviamo a vivere. La ripartenza dell’essere risorti con Cristo dovrebbe invece consistere nel riconoscere la novità di una dimensione diversa e altra nelle stesse cose della terra, un lassù che quindi va unito alla profondità, per poter esprimere quello spessore e quella consistenza capaci di dare valore alla nostra esistenza in questo mondo. Le ripartenze di cui parla il vangelo di Giovanni, invece, evitando le opposte semplificazioni di eccessive continuità e discontinuità, restituiscono al tema della resurrezione la ricchezza della sua complessità dinamica. Si tratta in questo caso di vere ripartenze, cioè di occasioni offerte di partire nuovamente, senza dimenticare o rimuovere ciò che ha provocato l’interruzione del cammino e senza conoscere già quale sarà l’esito di questo nuovo incamminarsi. Nel racconto di Giovanni, dopo che il cammino di Gesù sembra tragicamente essere finito in un vicolo cieco con la sua morte, la prima ripartenza è quella di Maria di Magdala che semplicemente va alla tomba, scoprendola inaspettatamente con la pietra di chiusura rimossa. Questa scoperta innesca l’incamminarsi precipitoso di una serie di corse, quella della stessa Maddalena, per informare Pietro e quella di Pietro e del discepolo amato verso il sepolcro, corse che si svolgono a velocità diverse, in relazione alle caratteristiche e alla capacità di ciascuno. Si tratta di ripartenze che aprono senza chiudere, che mettono in movimento nuove possibilità senza descriverne le concretizzazioni e il compimento; si parla di un vedere e di un credere ma nello stesso tempo di una comprensione ancora incompleta della Scrittura riguardo al dover risorgere dai morti di Gesù. Sono incertezze e ambivalenze che siamo invitati ad attraversare, a partire dalle resurrezioni che possiamo sperimentare e che innescano le nostre ripartenze, e questo senza sottrarci alle aperture, anche quando non è chiaro dove ci porteranno, ma senza rinunciare a vedere e credere, per quanto ci è dato. Possiamo non aver ancora compreso pienamente il senso delle parole evangeliche in relazione al dover risorgere di Gesù o anche del nostro dover risorgere; la ripartenza che comunque ci è sempre offerta come possibilità è quella di una continua re-interpretazione dei testi biblici, pratica che per sua natura consiste nel ripartire ogni volta dal testo e dal racconto, in un processo virtualmente senza fine e dal quale possiamo ricevere nuova vita.

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