Letture festive – 41. Lungimiranza – 19a domenica del Tempo Ordinario Anno C

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

19a domenica del Tempo Ordinario Anno C – 7 agosto 2022
Dal libro della Sapienza – Sap 18,6-9
Dalla lettera agli Ebrei – Eb 11,1-2.8-19
Dal Vangelo secondo Luca – Lc 12,32-48


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letture festive 41

La lungimiranza è la capacità di lanciare uno sguardo al tempo futuro, anche lontano, per riconoscerne in anticipo le condizioni e gli sviluppi e potervi adeguare il proprio comportamento nell’oggi, così che tale comportamento odierno possa risultare, nel futuro intravisto, il più adeguato e utile possibile. Questa lungimiranza può essere favorita, come nella situazione descritta dal libro della Sapienza, da un annuncio ricevuto per tempo: in questo caso, per il popolo eletto, la notte della liberazione dall’Egitto. Si tratta di un futuro atteso e sperato, ma anche ambivalente e incerto, nel suo essere un futuro di salvezza per i giusti e di rovina per i nemici e nel suo accomunare successi e pericoli, senza la possibilità di evitare questi ultimi. La lungimiranza del popolo eletto si costruisce qui sulla base solida di un intreccio tra parole impegnative, reciprocamente pronunciate: da una parte una parola che promette libertà e che per questo è capace di infondere il necessario coraggio, dall’altra parte la fedeltà ai giuramenti prestati, cioè a parole solennemente pronunciate che sono state caricate di un impegno di vita e con le quali si è stabilito con qualcuno un legame di alleanza. Nella lettera agli Ebrei potremmo cogliere un’evoluzione e una dilatazione della virtù della lungimiranza nella descrizione della fede, che viene definita qui come fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Questa fede è riconosciuta alla base del comportamento del patriarca Abramo e della matriarca Sara, che infatti agiscono nel loro presente mossi da ciò che sperano, senza però poterlo vedere, e che infine muoiono senza ottenere, se non in modo germinale, i beni promessi. La lungimiranza assume in questo modo connotazioni diverse e ulteriori perché diventa quella di un Abramo che parte senza sapere dove riceverà l’eredità promessa e che è pronto a rinunciare proprio a ciò che gli sembra essere l’eredità finalmente ricevuta; questa lungimiranza diventa quella di una Sara che – fuori tempo massimo – diventa madre di una discendenza innumerevole. La loro lungimiranza è quella di chi riesce a dilatare il presente delle proprie scelte fino a ricomprendere un futuro che va oltre la propria morte. Anche a noi è richiesto di riconoscerci pellegrini, incamminati sulla terra verso una patria nella quale non saremo noi a entrare. Ma forse noi, ormai nel pieno di una crisi climatica e ambientale, dovremmo declinarla come lungimiranza che prepari – nell’urgenza delle scelte dell’oggi – un mondo che rimanga abitabile anche per i viventi delle nuove generazioni. Rimane vero che la città abitabile del futuro non potrà essere unicamente il frutto delle nostre scelte, ma anche di tutto ciò che non dipende da noi e che la lettera agli Ebrei chiama Dio. Le nostre scelte lungimiranti, tuttavia, rimangono necessarie e richiedono ormai capacità tali che somigliano a quella di far risorgere dai morti, perché possa rimanere credibile la speranza di una patria-pianeta ancora abitabile per nuove generazioni di viventi. Per l’evangelista Luca la lungimiranza consiste nella capacità di abitare il mondo come se ci si trovasse già in quella dimensione misteriosa e dinamicamente protesa al futuro che viene chiamata il Regno. Così ci si troverà sempre già un passo avanti, pur avendo il piede nella realtà concreta dell’oggi. Così il possesso dei beni sarà gestito con l’oculatezza del buon investitore, sottraendo le ricchezze a ladri e tarme per metterle al sicuro – insieme ai desideri preziosi del cuore – in quel deposito garantito che sono nel presente i poveri e i bisognosi. Così si rimarrà pronti a scrutare nel futuro – lontano o imminente – i segni dell’arrivo di presenze attese e desiderate, di opportunità di incontro gioiose, riposanti e nutrienti. Ci troviamo, tuttavia, in un tempo nel quale le uniche previsioni certe riguardo al futuro sembrano essere quelle che vedono il rapidissimo deteriorarsi delle condizioni climatiche e ambientali che rendono possibile la vita. Per questo una lungimiranza che interviene responsabilmente sul presente costituisce, in realtà, l’unico vero tentativo di mantenere aperta la speranza in un mondo futuro abitabile per tutti i viventi. La parabola evangelica, infatti, presenta la situazione di un amministratore che consapevolmente – e quindi colpevolmente – interpreta la lungimiranza come possibilità di sfruttare a proprio vantaggio, in modo irresponsabile e intensivo, le risorse del presente, ritenendo di poter differire a un futuro lontano comportamenti virtuosi e responsabili verso gli altri. I colpi delle molte percosse annunciate e prevedibili, attirate con il proprio comportamento da questo amministratore – infedele, irresponsabile e in realtà per nulla lungimirante – rischiano però di ricadere non solo su di lui ma su tutti gli abitanti del suo e nostro fragile pianeta.