Vangelo di Luca, presentazione velocissima

Germogli

germogli” è una collanina, nata quasi per caso, dopo una riunione nella quale mi era stato chiesto di proporre una breve meditazione;

germogli” è una cosa piccolissima, debole, un timido inizio, niente di ambizioso;

germogli” ha la pretesa di mettere in comune qualche passo nel cammino di fede guardando alla Scrittura e sapendo che «né chi pianta è qualcosa, né lo è chi irriga, ma è Dio che fa crescere» (1Cor 3,7).

Alberto Bigarelli

di Alberto bigarelli

L’evangelista Luca, che ha composto la sua unica opera in due volumi, il Van­gelo secondo Luca e gli Atti degli Apostoli, inizia la narrazione con l’annuncio della nascita di Giovanni Battista (cf. Lc 1,5-25) e di Gesù, che realizza il Regno di Dio atteso da Israele (cf. Lc 1,26-38), e la conclude con Paolo, prigioniero a Roma, con l’annun­cio che egli porta di questo Regno al mondo pagano (cf. At 28,31). Egli, uomo colto e medi­co di professione, scrisse la sua opera negli anni che vanno dal 70 all’80 d.C. per i credenti di origine gentile, con ogni proba­bilità nella regione intorno all’Acaia. Attinse le sue informazioni da quattro fonti scritte: il vangelo di Marco, la cosid­detta fonte Q, il vangelo dell’infan­zia e una fonte sua propria. Luca è rispettoso di Marco, che segue quasi sempre fedelmente, ma aggiunge par­ti importanti, come il vangelo del­l’infanzia (cc. 1-2) e la grande “in­serzione” dei cc. 9-18. Ma, anche quando segue Marco, Luca ha sem­pre un tratto di originalità che gli per­mette, con vera arte narrativa, di sfu­mare o di omettere ciò che gli sem­bra superfluo (ad es. addolcendo i tratti più duri della passione o fa­cendo sparire l’ira dal volto di Gesù) e di modificare o aggiungere con grande libertà ciò che intende sotto­lineare, per dare al “suo” Gesù un ta­glio più consono alla sua visione teo­logica e al suo intento pastorale, ad es. aggiungendo alla missione dei Do­dici quella dei 72 discepoli, per spin­gere la comunità tutta all’apertura evangelizzatrice. La fonte Q (da Quelle, è tedesco e vuol dire fonte) è fondamentalmente una raccolta di “detti” e parabole che Lu­ca condivide con Matteo, e che è al­la base della piccola (6,20-8,3) e gran­de (9,5 1-18,14) “inserzione”, in cui Luca si distacca da Marco.Vi è poi un ampio patrimonio pe­culiare di Luca, costituito dal vange­lo dell’infanzia, molto diverso da quello matteano, e da altre fonti (sia di “detti” che di miracoli), che insie­me raggiungono quasi la metà del vangelo. Episodi come quelli di Mar­ta e Maria – tanto per citarne qual­cuno – o di Zaccheo, e parabole co­me quelle del padre misericordioso o del ricco banchettatore, sono narrate da Luca per marcare aspetti e sfumatu­re propri del suo vangelo, come quel­li della preghiera e della conversio­ne, della misericordia divina e del ne­cessario distacco dalle ricchezze.

Luca è un cristiano convertito legato al prin­cipio della tradizione, che non è memoria ri­petitiva ma fedeltà alla propria contempora­neità e al presente della Chiesa. Tutto questo è ben espresso nel prologo al Vangelo quan­do egli afferma: «anch’io ho deciso di fare ricer­che accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teo­filo, in modo che tu possa renderti conto della soli­dità degli insegnamenti che hai ricevuto» (1,3-4). Il terzo evangelista, nativo di Antiochia, sto­rico e teologo, esponente della Chiesa delle origini e compagno di viaggio dell’«aposto­lo delle genti», che questi incontra a Troade nel suo secondo viaggio missionario e che as­socia a sé fino a Filippi, deve la sua origina­lità non solo all’arte dello scrivere, ma alla sua riflessione teologica. Egli mette in risalto il legame tra la Chiesa e il mondo giudaico all’interno della storia della salvezza e scrive in un periodo in cui la comunità cristiana non pensa più alla venuta imminente del Signore. Ciò apre il terreno ad una riflessione sul tempo della Chiesa che opera attraverso lo Spirito di Dio. Per Luca, infatti, è la Chiesa che prolunga e attualizza la salvezza della storia, consapevole che il tempo di Cri in svolgimento e il presente della comunità cristiana è l’oggi di Dio, dove si decide il futuro del Regno con una vita cristiana di testimonianza. La comunità, a cui Luca rivolge il suo scritto, è costituita da cristiani provenienti dal paganesimo e legata alla predicazione di san Paolo. Questa è invitata ad interrogarsi sul proprio cammino di fede cercando di vivere il Vangelo tra le prove e difficoltà della vita e confrontandosi con le promesse fatte da Dio al popolo dell’alleanza. Ma è consapevole anche che il disegno di Dio, iniziato nell’Antico Testamento realizzato nella persona e nella missione di Gesù, è comunicato, tramite gli apostoli alla Chiesa, luogo di salvezza per tutte le genti.

  1. Struttura letteraria e teologica del Vangelo

Da quanto si è accennato circa la prospettiva teologica si può tracciare ora lo schema cui si articola il testo lucano, tenente lo sviluppo narrativo incentrato su  Gerusalemme e la diverse sezioni interne al  Vangelo stesso, modulate su una struttura geografica e teologica insieme. Luca scrive i 24 capitoli della sua opera, fatta eccezione dei Vangeli dell’infanzia (Lc 1-2). con di un cammino verso la croce e la risurrezione di Cristo, che parte dalla Galilea fino a Gerusalemme.

Questa in dettaglio è l’articolazione dei vari capitoli del Vangelo di Luca:

il prologo (cf. 1,1-4). L’autore espone le inten­zioni della sua diligente e ordinata ricerca, fatta con spirito critico, risalendo fino agli inizi della Chiesa primitiva;

– le origini (cf. 1,5-2,50). La salvezza inizia a Ge­rusalemme con la narrazione della nascita e infanzia di Gesù in parallelo con quella di Giovanni Battista;

gli inizi della missione (cf. 3,1-4,13). La pre­dicazione della salvezza e missione del Bat­tista,    

il battesimo e le tentazioni di Gesù nel deserto;

il ministero in Galilea (4,14-9,50). Il rac­conto di questa ampia sezione, muovendo dalla  Galilea si allarga alla Giudea. Gesù chiama i discepoli, costituisce gli apostoli; parla in parabole, compie miracoli e istrui­sce gli apostoli, mentre la sua parola viene accolta diversamente dalla folla, dagli scribi e dai suoi discepoli. Luca in questa sezio­ne concentra la parola kerigmatica di Gesù (cf. 4,18.43-44; 7,22; 8,1; 9,6); poi gli esorcismi come elemento caratteristico dell’attività di Gesù (cf. 4,33-36; 7,21; 8,2.26.39; 9,37-43) e le guarigioni (cf. 4,38ss.; 5,12-26; 7,1-17.20-23; 8,2-25.40-56); infine, gli episodi di perdono dei peccati (cf. 5,17-26.27-32; 7,36-50), dell’ac­coglienza della Parola (8,1-21) e dei primi annunci della passione (cf. 9,22.43-45). La sezione si conclude con l’inizio del viaggio di Gesù verso Gerusalemme (cf. 9,51);

il cammino verso Gerusalemme (9,51-19,27). Gesù va a Gerusalemme, accompa­gnato dai   discepoli, attraversa i confini del­la Giudea e la città di Gerico per portare a termina la sua    missione di salvezza. Siamo di fronte ad un ampio sviluppo del raccon­to sulla sequela dietro Gesù (cf. 9,57-62) e sugli insegnamenti circa l’evangelizzazione, mo­dello e guida per ogni discepolo, nonostan­te i ripetuti annunci della sua tragica fine a Gerusalemme (cf. 13,31-35; 17,25; 18,31-33); l’azione missionaria (cf. 10,1-24), il comandamento dell’amore al fratello (cf. 10,25-37), il primato della Parola e la vigilanza (cf. 10,38-42; 12,1-32); l’insegnamento sullo spirito di servizio (cf. 17,1-10), sulla povertà, sul distac­co dai beni e sulla preghiera (cf. 12,13-30; 16,1-31; 11,1-13; 18,1-14), l’insegnamento sulla misericordia (cf. 15,1-31). Questo cammino verso Gerusalemme è il cammino della vita che ogni vero discepolo del Maestro deve percorrere nella sua sequela dietro a Gesù; il ministero a Gerusalemme, la passione, la morte e la risurrezione (cf. 19,28-24,53). A Gerusalemme viene portata a compimen­to da Gesù l’opera della salvezza. Gli avve­nimenti finali della passione, morte e risur­rezione (cf. 22,1-24,53) sono preparati dall’in­gresso messianico del Signore nella Città Santa, dalle controversie con i capi dei giu­dei (cf. 19,28-2 1,4) e dal discorso escatologico (2 1,5-38).

Dando ora uno sguardo d’insieme alla strut­tura appena evidenziata, emergono due aspetti fondamentali nell’intenzione dell’e­vangelista: il primo riguarda l’irruzione del Regno di Dio e della salvezza nella storia uma­na attraverso la persona di Gesù e l’altro verte sul compimento di questo Regno come ten­sione verso la salvezza non ancora realizzata e futura. Alla comunità cristiana che vive nel tempo, Luca con la sua catechesi rivolge ai di­scepoli l’invito a non turbarsi di fronte al ri­tardo della salvezza e alle prove della vita, ma a vigilare e a camminare con Gesù nell’attesa della sua visita e della salvezza definitiva, che non mancherà per coloro che rimangono fe­deli aprendosi all’azione dello Spirito.

Luca, tra gli elementi di continuità che coin­volgono il tempo di Gesù e quello della Chie­sa, mette in risalto il ritratto del Maestro di Nazareth in prospettiva storica con una sua sensibilità e un suo stile. L’opera di Gesù, infatti, investe una nuova progettazione del­l’uomo e della storia. E a Gerusalemme che si compie il disegno di Dio: da questo centro, per opera dello Spirito, la salvezza investe tutto il mondo e chiama la Chiesa a prolun­garne l’opera, dopo il ritorno di Gesù al Pa­dre. Per l’evangelista, Gesù è il mandato dal Padre e il consacrato dallo Spirito (cf. 4,14.18) perché «Dio ha visitato il suo popolo» (7,16); Gesù è il «profeta potente in parole e in ope­re, davanti a Dio e a tutto il popolo» (24,19); è colui che passa tra gli uomini guarendo e salvando perché ripieno della potenza di Dio; è colui che chiama tutti a conversione con la sua Parola, è l’amico dei peccatori, co­lui la cui missione è quella di «cercare e salva­re ciò che era perduto» (19,10).

Ma più che in altri vangeli, Luca ci presenta Cristo nella sua umanità e con il volto misericordioso di Dio verso i pubblicani e i lontani, a cui offre una nuova possibilità di vita per far sperimentare a loro la bontà salvifica di Dio (cf. 15,1-31). Egli stesso si manifesta con tutta l’u­miltà della sua origine nazaretana (cf. 1,5-2,52); anche se accompagnato da eventi straordina­ri fin dalla nascita, appare sempre circondato da debolezza, povertà e infermità. Incontra il rifiuto e la persecuzione da parte di molti (cf. 20,9-19); nel contesto dell’ultima cena è pre­sentato come «colui che serve» (cf. 22,27), e con­sapevolmente entra nella passione realizzan­do la figura del «servo del Signore» (9,22), che dona il suo sangue per la salvezza dell’uma­nità (cf. 22,20). Luca, tuttavia, non dimentica i tratti di bontà e mansuetudine di Gesù verso l’umanità ferita dal peccato e bisognosa dì salvezza. Basta ricordare i suoi prodigi e la predi­lezione per gli ammalati, per i figli unici, le donne, i samaritani, gli stranieri e gli infelici, tanto da essere accusato di essere «un mangio­ne e un beone, un amico dei pubblicani e dei peccatori» (7,34). Questa scelta di vita per l’u­manità ferita è parte essenziale del suo pro­gramma messianico, annunciato nel discor­so di Nazareth (cf. 4,18-19). Gesù è la trasparenza della bontà di Dio, che si fa accoglienza, per­dono e misericordia verso tutti.

Ma la centralità di Cristo per la salvezza degli uomini si rivela anche nei titoli cristologici che Luca attribuisce a Gesù nella sua esisten­za storica, quali «Salvatore» (2,11), «Signore» (1,43; 2,11), «Profeta» (7,16.39; 24,19) e so­prattutto il titolo di «Figlio dell’uomo», che ricorre 25 volte in Luca, e che qualifica il mes­sianismo di Gesù non in senso politico-socia­le, ma come figura dell’attesa escatologica di Dn 7,13, che verrà a giudicare e salvare l’uma­nità (21,27-28). Se la figura di Gesù «profeta» e «Figlio dell’uomo» è per l’evangelista in li­nea con la concezione del profetismo antico, la persona di Gesù è presentata superiore ad ogni altro profeta perché la sua vita è sotto il segno dello Spirito Santo e soprattutto per­ché è il Figlio di Dio.

I temi fondamentali in Luca

Vari sono i temi che Gesù predilige nel suo in­segnamento e che l’evangelista sottolinea con rara finezza espressiva e concreta spiri­tualità. La sostanza della vita cristiana, infatti, per Luca poggia sulla sicurezza in Dio e non sulle risorse umane, come la ricchezza e i be­ni terreni. Questo riferimento al trascenden­te, che evita di legarsi ai richiami del mondo, porta in luce al cristiano argomenti evangeli­ci fondamentali, come la conversione (cf. 7,36-50; 19,1-l0; 23,39-43), la fede (cf. 7,1-10), la se­quela (cf. 14,2 5-33), il servizio (cf. 12,35-48), la po­vertà (cf. 16,19-30) e l’amore al prossimo (cf. 6,27-38; 10,25-37), l’elemosina (cf. 12,13-33) e la vigi­lanza in attesa della venuta del Regno e della salvezza finale (17,20-37). Ma tra questi ed al­tri temi lucani vorrei evidenziarne tre che co­stituiscono l’ossatura di tutta la sua catechesi.

Il primo tema, che guida l’intera sua opera, è quello della salvezza di Dio che agisce nella storia e visita il suo popolo. La sottolineatura che Luca fa del mistero della salvezza gli è valso l’attribu­to, da parte dello studioso E. Lohse, di «primo teologo della storia della salvezza». La centralità di questo tema non solo è sottolineata in tutto il vangelo dell’infanzia (cf. 1,69.71.77; 2,11.30; 3,6), ma anche nel resto dell’opera lu­cana, dove la salvezza è preordinata da Dio, predetta nelle promesse profetiche delle Scritture e compiuta «oggi» nella persona di Cristo (cf. 2,10-11; 19,5.9-10; 23,43). In Luca l’og­gi della salvezza riveste un aspetto tipicamente suo (cf. 2,1; 3,22; 5,26; 13,22-23), in quanto esprime l’adempimento del piano salvifico di Dio per l’intera umanità e annuncia che i tempi ulti­mi sono iniziati, apportatori della grazia del Si­gnore. Questo progetto della «visita» di Dio nella storia della salvezza si realizza in tre tap­pe successive: quella d’Israele come promes­sa, quella di Cristo come realizzazione e quel­la della Chiesa come compimento. E tuttavia la persona di Gesù che con la sua vita, le azio­ni e la sua missione ricapitola le promesse an­tiche e le realizza nel suo tempo, proclaman­do il Vangelo della misericordia salvifica di Dio dalla città di Gerusalemme e poi, tramite la Chiesa, a tutto il mondo. Infatti, all’imma­gine della «visita» di Dio, che porta al popolo la salvezza e la vita nuova, subentra l’idea del «cammino» che l’umanità fa con Gesù verso la salvezza definitiva e futura di un mondo ricomposto secondo l’originario e ideale dise­gno della creazione.

Un secondo tema è quello del viaggio. Da un punto di vista narrativo, Luca replica la struttura di Marco, che, a metà vangelo, fa diri­gere Gesù e il gruppo apostolico dal­la Galilea a Gerusalemme. Ma in Lu­ca, come già notato, l’insistenza per questa dimensione di cammino vie­ne ulteriormente accentuata. Geru­salemme è il luogo dove le promes­se salvifiche di Dio preannunciate nelle Scritture (Legge e Profeti) so­no pienamente realizzate in Gesù, nella sua morte e risurrezione. La città di Dio è così il polo di at­trazione di tutto il ministero di Gesù, verso cui procede risolutamente, co­me già nel suo primo viaggio ancora nel grembo di Maria («in fretta»). Per questo Luca decide di omettere quei brani di Marco in cui Gesù esce fuo­ri dalla terra d’Israele (a Tiro e Sido­ne e nella Decapoli): tutto è concen­trato e puntato su Gerusalemme. Da essa partirà la Chiesa, obbediente al comando di portare l’annuncio di sal­vezza a tutte le genti «cominciando da Gerusalemme» (Lc 24,47). Dunque, la città santa diventa lo snodo teologico fondamentale di questo passaggio dal tempo dell’at­tesa a quello del compimento, e da quello di Gesù a quello della chiesa (e dello Spirito). Il tema del viaggio è già tratteg­giato nel vangelo dell’infanzia, in cui Maria prima e la Sacra Famiglia poi, sono dipinti continuamente in viag­gio verso la Giudea e la città santa (per la visitazione, la presentazione al tempio e l’annuale pellegrinaggio pasquale, fra cui l’episodio del Gesù dodicenne tra i dottori); anche il Ge­sù risorto appare compagno di viag­gio dei due pellegrini di Emmaus, che faranno ritorno a Gerusalemme do­po aver riconosciuto il Risorto allo spezzare del pane. Luca vuole che anche noi, lettori di oggi, ci sentiamo in viaggio con lui:

almeno sette volte richiama questo fatto nel corso del vangelo. Il viaggio di Gesù continua ancora oggi per il mondo attraverso la chiesa guidata dallo Spirito Santo, perché anche noi possiamo trasformare la nostra vita accogliendo il messaggio della fede.

Un terzo tema e quello della conversione che per Luca è una metanoia, un “ritorno” alle origini, al­la radicalità della sequela. Egli sa che la chiesa per prima, se vuole conver­tire il mondo, deve convertire se stes­sa. La parabola del “figlio prodigo” (o, meglio, del “padre misericordioso e dei due figli”) – anche qui c’è di mezzo un viaggio! – può essere letta proprio come un richiamo al credente (il figlio maggiore che resta nella ca­sa), perché si converta all’amore mi­sericordioso del Padre, che vuole far festa per ogni figlio che rientra nel­la sua casa-chiesa. Sono molti gli episodi di conver­sione narrati nel vangelo, alcuni esclusivamente lucani: quello di Zaccheo (cf. 19,1-10) mette in evidenza la gioia che investe il peccatore quan­do, nell’incontro con Gesù, cambia vi­ta e sistema di valori; l’episodio del­la peccatrice perdonata (cf. 7,36-50) mo­stra un aspetto spesso sottaciuto dai vangeli: il fatto che Gesù ama (e per­dona i peccati), ma è poco amato; so­lo questa donna peccatrice dimostra una così grande tenerezza e affetto, insieme al pentimento, verso Gesù, prima ancora che la liberi dal suo ca­rico di peccato. Ancora propri di Lu­ca sono gli inviti al pentimento rivolti da Gesù al popolo riguardo ai san­guinosi incidenti che hanno coinvol­to alcuni galilei (cf. 13,1-5), episodi che sono da leggere come occasione di conversione per tutto il popolo. Sulla croce, Luca pone sulle lab­bra di Gesù il più discusso atto di perdono, quello rivolto in extremis al malfattore pentito (cf. 23,39-43), che da quel momento è accolto nella comu­nione dei santi. Non sfugge che, di fronte a quella scena di morte (e di vita), le folle «se ne tornavano per­cuotendosi il petto» (23,48) in segno di rav­vedimento. E se, per gli altri sinottici, è necessario il canto di un gallo nell’episodio della conversione di Pietro, a Luca basta lo sguardo amorevole di Gesù per provocare il pianto dirotto dell’apostolo.

Un quarto tema centrale in Luca è quello della gioia e della lode, espresso da un ricco vocabolario e che trova il suo inizio nel­la nascita di Gesù (cf. 1,14.28.44; 2,10.20.38) ed esplode nei cantici lucani del Magnficat (cf. 1,46-55), del Benedictus (cf. 1,67-79), del Gloria in excel­sis (cf. 2,13-14) e nel Nunc dimittis (cf. 2,28-32). Della gioia messianica è ripieno tutto il Vangelo dall’inizio alla fine. Sono motivi di gioia la na­scita del Battista e quella di Gesù (cf. 1,14.28.58), la gioia dei pastori all’annuncio dell’angelo per la nascita del Salvatore (cf. 2,10), la gioia dei discepoli che tornano a Gesù dopo l’esperien­za dell’evangelizzazione (cf. 10,17), la gioia di tanti malati e lebbrosi guariti e la gioia di pec­catori, come Zaccheo, che ritrovano la vita (cf. 19,6), la gioia delle folle che acclamano Gesù come «re, nel nome del Signore» (cf. 19,37-38), la gioia dei discepoli di Emmaus che ritrova­no la strada del ritorno a Gerusalemme per aver visto Gesù risorto (cf. 24,41) e la gioia degli apostoli che, alla fine del Vangelo dopo l’a­scensione del Signore, se ne ritornano in città «con grande gioia e stavano sempre nel tem­pio lodando Dio» (24,52). Alla gioia si unisce la lode di tante persone che incontrano Gesù e con riconoscenza lo lodano per la grazia ot­tenuta, come Anna (cf. 2,38), come Giairo per la risurrezione della figlia (cf. 8,49-56), poi la don­na curva guarita (cf. 13,13), il cieco di Gerico (cf. 18,43), il centurione (cf. 23,47) e in seguito le folle e tutta la comunità nascente per le ope­re di misericordia di Gesù, specie a vantaggio dei poveri e dei piccoli. La misericordia e il perdono sono la nota caratteristica di Gesù che con la sua mitezza ricerca la pecorella smarrita e va incontro a tutti i bisogni umani. Cristo vuole che ogni uomo torni a Dio e gioi­sce quando questo figlio smarrito ritorna pe­nitente al Padre e fa gioire il cuore di Dio.

Un quinto tema caro all’evangelista è quello dell’annuncio ai poveri. Luca è il vangelo dell’evangelizza­zione. Malgrado non compaia mai il termine “vangelo”, il verbo “evange­lizzare” invece e usato moltissimo e quasi esclusivamente da Luca: nel vangelo 10 volte (su 11 di tutti i van­geli), e 15 volte negli Atti. La scena che meglio concentra e anticipa il programma missionario di Gesù è quella della sinagoga di Nazaret, con cui Gesù inaugura il suo ministero pubblico in Galilea: con la solenne proclamazione del testo di Is 61,1-2 e 58,6 Gesù si presenta come colui che possiede lo Spirito, compie le Scritture ed è inviato dal Padre ad «annunciare ai poveri un lieto mes­saggio». L’evangelo che Cristo annuncia è innanzitutto la sua persona, che ren­de “pieno” il tempo dell’attesa mes­sianica e manifesta il regno di Dio già operante; egli proclama la libera­zione dei poveri, il ribaltamento del­le gerarchie sociali come conseguenza di questo compi­mento in lui delle promesse di Israe­le. Da questo annuncio di salvezza, di cui i poveri sono destinatari privi­legiati, dipendono la nascita dell’uo­mo nuovo (fondato sulla fede e la conversione, la solidarietà, il distacco dai beni, la gioia e la lode) e della comunità nuova, preparata da Gesù con i Dodici, che rinnova ma non so­stituisce Israele.

Infine, Luca testimonia un amore di Dio che riguarda tutti gli uomini, ma accentua una particolare predile­zione per i poveri. Questo lo si può scorgere già nel vangelo dell’infanzia che, a differenza di Matteo, prende come protagonisti dei personaggi umili, anonimi: Maria l’u­mile per eccellenza; rispetto ai nobi­li magi di Matteo qui troviamo i pa­stori; non c’è spazio per re e perso­naggi eccellenti (come Erode), ma la voce è data a personaggi minori, sconosciuti, come il vecchio Simeone e la profetessa Anna. In Luca Gesù proclama «beati i poveri» (6,20), omettendo in spirito, per sottolinea­re, a differenza di Matteo, che la con­dizione stessa di povertà materiale at­tira la simpatia e la beatitudine di Dio. E, subito dopo, solo il Gesù lo­cano aggiunge quattro «guai a voi» per met­tere in guardia i ricchi del pericolo delle ricchezze.

Un sesto tema è quello della preghiera che si lega alla presenza attiva dello Spirito Santo, il grande protagonista del Vangelo. Gesù rimane il modello assoluto sia per il contenuto che per la vita di preghiera del discepolo. Luca la richiama nei momenti importanti della vita di Gesù: al battesimo, nella scelta dei Dodici apostoli, nella confes­sione di fede di Pietro, nella trasfigurazione sul Tabor (cf. 9,2 8-32). Insegna ai suoi discepoli il dovere della preghiera, sottolineando la necessità, l’efficacia, la perseveranza nella pre­ghiera. Ma è nel viaggio di Gesù verso Gerusa­lemme che l’evangelista inserisce istruzioni e piccole catechesi sulla preghiera come il Pa­dre nostro (cf. 11,1-5), la parabola dell’amico im­portuno e la similitudine del pesce e dello scorpione sulla potenza della preghiera (cf. 11,5-13). Anche nei momenti difficili della vita va richiesto l’aiuto di Dio, con umiltà e costanza per non cadere in tentazione, come nella pa­rabola dell’amico importuno, del giudice e la vedova, del fariseo e del pubblicano (18,1-14), e specie davanti al dolore, allo smarrimento e alla vicinanza della morte non deve mancare la preghiera, come Gesù ha fatto nell’orto de­gli ulivi e sulla croce (cf. 22,39-46; 23,44-46). Per Luca, tuttavia, questo insegnamento di Gesù poggia sulla consapevolezza che la preghiera è un effetto dello Spirito Santo, che è il vero suscitatore dell’invocazione e della supplica a Dio nel cuore del credente, colui che garan­tisce e sostiene l’opera di evangelizzazione crea novità di vita nella comunità e costruisce l’unità nella diversità. È lo Spirito che suscita la conversione nel cuore del discepolo e que­sto messaggio l’evangelista lo comunica alla sua Chiesa e a quella di ogni tempo e sul qua­le poggia tutta la sua catechesi, che ha lo sco­po di rinnovare il cuore del credente e farlo entrare in comunione con Dio.

Conclusione

L’anno giubilare che sta per inaugurarsi è un invito a leggere e vivere l’incontro con Cristo attraver­so il Vangelo di Luca per rafforzare o ritrovare in profondità la gioia della fede, che non è so­lo accogliere la rivelazione di Dio, ma bensì fidarsi della sua parola e della sua persona. Leggere il Vangelo – ha detto Benedetto XVI: «si tratta dell’incontro non con un’idea o con un progetto di vita, ma con una Persona viva che trasforma in profondità noi stessi, rive­landoci la nostra vera identità di figli di Dio. L’incontro con Cristo rinnova i nostri rappor­ti umani, orientandoli, di giorno in giorno, a maggiore solidarietà e fraternità, nella logi­ca dell’amore. Avere fede nel Signore non è un fatto che interessa solamente la nostra in­telligenza, l’area del sapere intellettuale, ma è un cambiamento che coinvolge la vita, tutto noi stessi: sentimento, cuore, intelligenza, vo­lontà, corporeità, emozioni, relazioni umane. Con la fede tutto cambia in noi e per noi, e si rivela con chiarezza il nostro destino futuro la verità della nostra vocazione dentro la sto­ria, il senso della vita, il gusto di essere pelle­grini verso la Patria celeste» (Catechesi del mercoledì, 17.10.2012).