Riflessioni teologiche – 40. Cristianesimo ecumenico e pratiche di comunione (parte 1: PRATICHE DI COMUNIONE PER UN CRISTIANESIMO SINODALE ED ECUMENICO )

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

Osare un cristianesimo radicalmente ecumenico, dinamicamente inserito nel processo di riconfigurazione in forma sinodale intrapreso da chiese e comunità cattoliche su impulso di papa Francesco, richiede un rinnovato impegno nel praticare forme di comunione ecclesiale capaci di ampliare la varietà di coloro che potrebbero essere raggiunti o accolti o attivamente coinvolti. Nell’intraprendere questo percorso di ricerca teologica, di esperienza vissuta e di pratiche di sperimentazione ecclesiale potrebbero essere di aiuto diversi approcci teorico-pratici provenienti da alcune fonti di ispirazione: elementi ricavabili dall’esperienza vissuta nelle famiglie, riflessioni sulle comunità di pratica, metodologie per l’ascolto attivo e la gestione dei conflitti, approcci filosofici della teoria dell’attore-rete (ANT) e dell’ontologia orientata agli oggetti (OOO), suggestioni collegate alla nozione di terzo paesaggio e possibili applicazioni di questi approcci alla teologia e alla pratica ecclesiale (parte 1: PRATICHE DI COMUNIONE PER UN CRISTIANESIMO SINODALE ED ECUMENICO)


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Il nostro percorso per delineare – a partire dall’esperienza e dall’eredità dell’ecumenismo novecentesco – le condizioni per osare un cristianesimo radicalmente ecumenico ha utilizzato una metafora automobilistica. Abbiamo infatti anzitutto riconosciuto nel desiderio cristiano di unità l’energia necessaria e da rinnovare continuamente perché l’auto possa avviarsi, mettersi in movimento ed essere alimentata nel suo viaggio. Abbiamo poi individuato nel problema della verità – nodo concettuale che anche nel Novecento ha impedito sostanziali progressi ecumenici – una sorta di freno a mano tirato, che impedisce all’auto di mettersi in movimento. Abbiamo perciò proposto di ripensare il tema della verità e del suo rapporto con l’errore nei termini di una legittimazione reciproca dei limiti insuperabili di ciascuno. Tale legittimazione potrebbe consentire una piena comunione ecclesiale anche tra soggetti che non hanno la possibilità di convergere in coscienza sulla verità di una medesima formulazione. Avremmo così formulazioni – alcune delle quali erronee – che intendono tuttavia esprimere la realtà verso la quale ciascuno si protende con la propria fede.

Una volta che l’energia necessaria al muoversi sia garantita da un desiderio cristiano di unità vissuto e coltivato, una volta che il freno a mano che impedisce di muoversi sia stato rilasciato, avendo sciolto il nodo rappresentato dal problema della verità, grazie a una reciproca legittimazione dei limiti insuperabili di ciascuno, rimane un’ultima necessaria e decisiva condizione, per osare un cristianesimo radicalmente ecumenico: quella che consiste metaforicamente nel mettere in moto l’auto e guidarla, dirigendosi verso una meta. Si tratta, sul piano individuale e sul piano comunitario, della fattiva volontà di attuare – attraverso pratiche di comunione ecclesiale – una piena comunione visibile in tutte le forme concretamente realizzabili. Un cristianesimo radicalmente ecumenico richiede, infatti, insieme alla coltivazione del desiderio di unità e a un determinato approccio alla verità dei contenuti di fede, anche una volontà fattiva di attuare pratiche di comunione corrispondenti alle proprie caratteristiche di apertura e accoglienza. Anche queste pratiche di comunione, tuttavia, dovrebbero essere – oltre che volute con determinazione – pensate con intelligenza e messe in atto con saggezza, anche grazie al contributo di approcci teorici utili e compatibili con gli obiettivi di un cristianesimo radicalmente ecumenico.

Nell’attuale cambiamento d’epoca – come lo chiama papa Francesco – il tentativo di osare un cristianesimo radicalmente ecumenico andrebbe dinamicamente intrecciato con il processo di riconfigurazione in forma sinodale intrapreso da chiese e comunità cattoliche su impulso dello stesso papa Francesco. Potrebbero infatti esservi significative convergenze tra pratiche di comunione ispirate a una radicale apertura ecumenica e processi di riconfigurazione sinodale delle chiese, ad esempio nel ricercare forme di comunione capaci di ampliare, anche in modo creativo, la varietà di coloro che potrebbero essere raggiunti o accolti o attivamente coinvolti. Nell’intraprendere questo percorso di ricerca teologica, di esperienza vissuta e di pratiche di sperimentazione ecclesiale mi pare possano essere di aiuto diversi approcci teorico-pratici provenienti da alcune fonti di ispirazione: elementi ricavabili dall’esperienza vissuta nelle famiglie, riflessioni sulle comunità di pratica, metodologie per l’ascolto attivo e la gestione dei conflitti, approcci filosofici della teoria dell’attore-rete (ANT) e dell’ontologia orientata all’oggetto (OOO), suggestioni collegate alla nozione di terzo paesaggio e possibili applicazioni di questi approcci alla teologia e alla pratica ecclesiale.