Letture festive – 21. Rischiare – 3a domenica di Quaresima Anno C

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

3a domenica di Quaresima Anno C – 20 marzo 2022
Dal libro dell’Èsodo – Es 3,1-8a.13-15
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi – 1Cor 10,1-6.10-12
Dal Vangelo secondo Luca – Lc 13,1-9


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letture festive 21

Nel libro dell’Esodo Mosè, attratto dallo spettacolo inconsueto di un roveto che brucia senza consumarsi, sceglie di correre il rischio di avvicinarsi. Sarà l’inizio del suo coinvolgimento nella vicenda di liberazione del suo popolo, una vicenda continuamente esposta al rischio del fallimento. Un altro elemento costitutivo del rischiare di Mosè è rappresentato simbolicamente dal nome del suo interlocutore divino: “Io sono colui che sono”, che dall’ebraico si potrebbe anche tradurre: “Io sarò colui che sarò”, in entrambi i casi un nome sfuggente ed enigmatico, che sfida Mosè ad aprirsi all’ignoto, incamminandosi lungo un percorso e verso un’esperienza che si presentano fin da subito come indefinibili e inafferrabili. L’apostolo Paolo, invece, invita i cristiani di Corinto a non correre il rischio di confidare eccessivamente nella propria appartenenza al popolo eletto, come se ciò potesse offrire una garanzia di salvezza. Paolo ricorda infatti l’esperienza dei padri, che nell’esodo dall’Egitto erano stati coinvolti in una vicenda di liberazione, che però non era bastata a preservarli dal rischio di un fallimento che si era poi effettivamente concretizzato. Una sana consapevolezza dei possibili rischi di caduta dovrebbe perciò animare anche – e forse soprattutto – precisamente coloro che credono di stare saldamente in piedi. Nel vangelo secondo Luca, Gesù commenta alcuni drammatici avvenimenti di cronaca: in un caso i rischi derivanti dai comportamenti di chi è al potere e controlla la situazione sociale e politica si sono concretizzati nell’uccisione di alcune persone, mentre in un altro caso il rischio cui chiunque può trovarsi esposto, anche solo per il fatto di essere in un determinato luogo nel momento sbagliato, si è concretizzato nella morte di altre persone nel crollo di una torre. Il commento di Gesù fa notare che, in un mondo dove è impossibile eliminare ogni rischio, nel vano tentativo di raggiungere una sicurezza destinata a rivelarsi illusoria, il vero rischio da evitare è quello di non vivere pienamente la propria esistenza. Per vivere in pienezza la propria vita, pur nella sua fragilità e precarietà, vi è – al contrario – un rischio che si deve accettare di correre, che è quello di un’autentica conversione, cioè di un cambiamento di mentalità, che consenta di accedere a un modo nuovo e diverso di vivere e di guardare la realtà, capace di illuminarla, dandole senso e valore, accettandone e affrontandone gli inevitabili rischi.

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