Letture festive – 4. Rallegrarsi – 3 domenica Avvento C

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

3a domenica di Avvento Anno C – 12 dicembre 2021
Dal libro del profeta Sofonìa – Sof 3,14-17
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési – Fil 4,4-7
Dal Vangelo secondo Luca – Lc 3,10-18


Il profeta Sofonia invita la sua interlocutrice – un’abitante di Gerusalemme o la stessa intera città – a rallegrarsi e addirittura a gridare di gioia, elencando i fattori di tristezza da cui viene liberata: una condanna (inflitta ma ora revocata), un nemico (presente ma ora allontanato), un’assenza (ora sostituita da una presenza), una sventura (temuta ma non accaduta), un lasciarsi cadere le braccia (tentazione contro cui risuona un forte invito a resistere), una perdita di novità (che viene compensata con rinnovato amore). Sembra cioè che la gioia, nella sua dimensione più profonda, non sia un punto di partenza ma il punto di arrivo di un laborioso superamento di ciò che impedisce la gioia stessa.
Anche per l’apostolo Paolo la condizione personale dell’essere lieti e l’amabilità che ne deriva devono caratterizzare lo stile del cristiano, ma anche per lui non si tratta tuttavia di condizioni naturali e spontanee, né motivate da una condizione di assenza di difficoltà o di bisogni. Paolo invita infatti a non lasciarsi turbare da nulla, mentre noi invece ci lasciamo spesso turbare anche per cose da nulla; Paolo invita a chiedere ciò di cui abbiamo bisogno – perché evidentemente ne siamo privi – per poter poi ringraziare. Riusciamo a essere lieti quando il nostro nucleo più autentico è custodito da una profonda pace interiore, simile a quella che Paolo evoca nella figura di Gesù.
Ma non vi possono essere gioia, letizia, amabilità, quando l’altro accanto a noi manca del necessario, mentre noi abbiamo il superfluo. Alla domanda che nel vangelo di Luca gli viene rivolta – Che cosa dobbiamo fare? – Giovanni il Battista risponde elencando comportamenti concreti di condivisione e solidarietà nei confronti di chi ha meno di noi, la rinuncia ad esercitare potere e prevaricazione a danno di chi è più debole, comportamenti di giustizia, accompagnati dalla scelta di sapersi accontentare di quanto si ha, rinunciando a rincorrere con avidità la tentazione di accumulare egoisticamente per sé. In un mondo e in una storia personale e collettiva dove accanto a motivi di gioia e serenità convivono e si intrecciano quotidianamente motivi di dolore e turbamento, siamo continuamente sfidati come singoli e come comunità a ritrovare equilibri – sempre nuovi perché sempre precari – tra empatia e protezione della nostra intimità, tra dedizione altruistica e cura di sé, tra capacità di piangere insieme all’altro e capacità di gioire e rallegrarci.