Riflessioni teologiche – 15. Ripensare il teismo: post-teismo e dintorni (parte 2)

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

Con Dio e senza Dio, credenti e non credenti – più che indicare possibilità rigidamente alternative – circoscrivono le zone estreme di un campo di interazione tra forze e significati diversi. L’esplorazione di questi territori dai confini incerti può partire da alcune parole chiave (post-teismo, non teismo, ana-teismo) che suggeriscono le direzioni dei recenti tentativi, in ambito cristiano, di criticare e ripensare il teismo. (Parte 2)


Su YouTube l’audio-video si trova cercando
riflessioni teologiche 15

Dopo aver specificato in che modo intendo qui i tre termini teismo, panteismo e ateismo, vorrei tentare – in prima approssimazione e in un modo certamente un po’ schematico e semplificato – di offrire alcune chiavi di lettura per un primo e sintetico inquadramento di tre approcci che si propongono di superare il teismo: il post-teismo, il non teismo e l’ana-teismo. Il post-teismo, pur nella varietà delle sue espressioni, potrebbe essere inteso come il tentativo di cercare una terza via tra teismo e panteismo, nella direzione di quello che è stato definito panenteismo, cioè l’essere di tutte le cose in Dio, in una sorta di relazione profonda tra Dio e natura, che tuttavia mantiene la loro distinzione, pur nel superamento della visione di un Dio personale. Rispetto al teismo il post-teismo mantiene la convinzione che Dio esista, ma separandola dai suoi contenuti dogmatici, che vengono in larga parte rifiutati come non più sostenibili. Dal panteismo, invece, il post-teismo eredita e recepisce lo sguardo unitario sulla realtà, sulla natura e sul rapporto tra Dio e mondo, ma mantenendo le distinzioni e quindi sottraendosi a quel monismo che – come tendenza a ricondurre la realtà ad un’unica dimensione – per lo più caratterizza il panteismo. Il post-teismo, una volta recepita la moderna critica al teismo e all’apparato dogmatico del cristianesimo, si rivolge alla natura non solo con un approccio scientifico ma anche per trovarvi una presenza e un dinamismo che riconosce in qualche modo come divini e riconducibili a un Dio che non può essere però semplicemente fatto coincidere con la natura. Il post-teismo afferma che Dio esiste ma che va pensato non nei termini del teismo cristiano, bensì secondo un nuovo paradigma, rinnovato alla luce delle scienze e caratterizzato da una profonda unità tra i diversi aspetti della realtà, anzitutto sul piano della natura. Il non teismo, invece, potrebbe essere inteso come il tentativo di cercare una terza via tra teismo e ateismo, recependo pienamente la critica atea del teismo, fino ad affermare la non esistenza di Dio (e non semplicemente la necessità di pensarlo diversamente), ma separandola dall’avversione nei confronti della religione e del cristianesimo. Così facendo il non teismo si differenzia dall’ateismo (inteso nella sua accezione anticristiana e antireligiosa) per il tentativo di riformulare tutta la tradizione cristiana in chiave non teistica, anche se non necessariamente non religiosa, ma anzi ispirata ai contenuti della tradizione cristiana. Il non teismo, dopo aver rifiutato la parte dogmatica del teismo, compresa l’esistenza di Dio, recupera virtualmente del cristianesimo – anche se reintepretandoli alla luce della non esistenza di Dio – tutti i contenuti e gli stili. Rispetto all’ateismo, invece, il non teismo, dopo averne rifiutato la parte anticristiana, recepisce la critica al teismo nella sua forma più radicale, quella cioè che, anche richiamandosi alle filosofie e alle scienze, afferma che Dio non esiste, come non esiste un fine insito nella realtà, mentre esiste invece la possibilità, da parte dell’uomo, di orientare e intervenire, entro certi limiti, su numerosi aspetti della realtà e del mondo nel quale si trova a vivere. L’ana-teismo, inteso come il ritornare a Dio dopo la moderna negazione di Dio, si presenta dichiaratamente come un possibile esito della critica al duplice dogmatismo del teismo e dell’ateismo, per ritornare a quell’atteggiamento – di meraviglia, di apertura e di domanda di fronte alla realtà – che precede e sta all’origine di entrambe le posizioni e di entrambi gli orientamenti, in una forma resa più matura dalla negazione del Dio del teismo, ma anche dalla percezione delle ricchezze presenti nelle tradizioni religiose teistiche. In questa origine è possibile, infatti, riscoprire la verità di entrambe le posizioni, perché se la negazione atea è un passaggio critico necessario, che deve però evitare il rischio di fermarsi al momento della negazione, così il teismo va criticato nel suo dogmatismo non più sostenibile. L’ana-teismo invita a realizzare convergenze tra ciò che accomuna teismo e ateismo nel loro essere ospitali, aperti e promotori di autentica umanità. Rispetto al post-teismo e al non teismo, sono quindi possibili anche un ana-teismo post-teistico e un ana-teismo non teistico, perché l’ana-teismo si propone come un approccio che, da un diverso punto di vista, è conciliabile con entrambi e capace di farli dialogare tra loro.

Riferimenti:

Sul tema del post-teismo
si possono leggere gli articoli comparsi sulla rivista Adista
e i volumi pubblicati dalla Casa Editrice Gabrielli Editori
(si vedano i rispettivi siti)