Riflessioni teologiche – 20. Il post-teismo di John Shelby Spong (parte 5)

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

Tra i principali esponenti del post-teismo, il vescovo episcopaliano statunitense John Shelby Spong sostiene la necessità di una profonda riforma del cristianesimo, a partire dal modo stesso di intendere Dio. La sua proposta è stata sintetizzata nella formulazione e nel commento a 12 tesi riguardanti i principali contenuti dogmatici del cristianesimo che – sostiene Spong – andrebbero sottoposti a un radicale ripensamento. (Parte 5)


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Nella consapevolezza delle difficoltà insite in ogni tentativo di parlare di Dio e interpretando alcuni brani biblici nella direzione di un possibile superamento della concezione teistica di Dio, il passo successivo di Spong consiste nel chiedersi: «Come faccio a sperimentare Dio?» e la sua risposta è: «Innanzitutto, sperimento Dio come vita. […] La vita […] emersa dalla materia inanimata su questo pianeta circa 3,8 miliardi di anni fa […] ha iniziato a esprimersi in uno straordinario numero di forme. Le piante sono vive, […] gli animali sono vivi ma solo le creature autocoscienti possono interpretare la vita che scorre attraverso tutti gli esseri viventi. […] La vita è quindi per gli esseri umani qualcosa che ci pone in un momento mistico di trascendenza. Io posso partecipare a qualcosa che so non essere limitato alla mia umanità. Affermo quindi che siamo legati a una dimensione trascendente di esistenza chiamata vita. La vita scorre in me, anche mentre sono consapevole che sono parte di essa. È un normale schema della nostra umanità chiamare “Dio” questa dimensione trascendente della vita. […] La dimensione trascendente della vita che chiamiamo Dio non è separata da me. Dio è rivelato in me e attraverso di me». L’altro elemento fondamentale che può stare alla base dell’esperienza di Dio è l’amore, una realtà che, come sottolinea Spong, «noi esseri umani possiamo sia sperimentare sia nominare», e aggiunge: «forse è vero che ogni essere vivente prova ciò che gli esseri umani chiamano amore […] se l’amore è la forza che accresce la vita», ed evoca una serie di esempi: «il processo di fotosintesi che attrae le piante nei raggi solari che contribuiscono alla vita […] il comportamento istintivo di una gatta che lecca il pelo dei suoi gattini o della mucca che offre il calore del suo corpo al vitello appena nato». Osserva Spong: «Nessuno di noi può creare amore. Nessuno di noi può donare amore fino a che non l’abbia ricevuto. Dunque l’amore è una realtà che ci relaziona a qualcosa oltre noi stessi. Questo è il significato della trascendenza […] L’amore, tuttavia, non è mai disincarnato, non si trova o sperimenta mai separato dalla vita. L’amore ci attraversa. Non ha origine né termina in noi. Lo riceviamo e solo dopo averlo ricevuto siamo in grado di trasmetterlo. […] L’amore dunque apre ognuno di noi a una dimensione dell’esperienza umana che è trascendente. […] Dio è il nome con cui chiamiamo questa esperienza di amore. Se Dio è amore, l’unico modo in cui possiamo adorare Dio è amando gli altri. […] Dio non è un essere esterno a noi; Dio si percepisce nell’esperienza dell’amore. Dio è la dimensione della trascendenza che scorre attraverso di noi». Nel trattare, dopo la vita e l’amore, un terzo decisivo elemento, che parte dai legami tra gli esseri umani per arrivare a ciò che Dio è, Spong afferma: «Siamo legati l’uno all’altro e siamo parte di qualcosa di più grande di ciò che ognuno di noi può essere. Dio è il nome di questa realtà. […] Dio non è un essere ma l’“Essere stesso”. Dio è il fondamento dell’essere nel quale il nostro stesso essere è radicato. Dio è l’eternità senza tempo alla quale siamo collegati». Prosegue Spong: «Se Dio quindi è l’Essere, allora l’unico modo appropriato in cui possiamo adorare Dio è avere il coraggio di essere tutto ciò che ognuno di noi può essere. Più siamo profondamente e pienamente noi stessi, più Dio, che è l’Essere, diventa visibile». Conclude quindi Spong: «Quando la Chiesa cristiana afferma, con le parole attribuite all’apostolo Paolo, che Dio è ciò in cui “viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17,28), stiamo dicendo che Dio è la vita che viviamo, l’amore che condividiamo, l’Essere in cui siamo uniti. […] Poiché Dio è, io vivo, io amo, io sono. Questo significa che Dio esiste? Non so cosa significhi questa domanda. Io sperimento Dio; non posso spiegarlo. Confido nella mia esperienza».

Riferimenti:

John Shelby Spong,Incredibile. Perché il credo delle chiese cristiane non convince più, a cura di Ferdinando Sudati. Postfazione di Luigi Berzano, Mimesis, Milano-Udine 2020.
Originale americano: Unbelievable: Why Neiter Ancient Creeds Nor the Reformation Can Produce a Living Faith Today, HarperOne, San Francisco 2018.