Riflessioni teologiche – 32. Cristianesimo ecumenico e problema della verità (parte 2)

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

Osare un cristianesimo radicalmente ecumenico richiede un modo diverso di impostare il problema della verità, sul quale l’ecumenismo novecentesco è rimasto bloccato nella ricerca di una convergenza rivelatasi impossibile. Per sciogliere questo nodo della verità servirebbero la reciproca legittimazione – quando inevitabile – della possibilità di errare e l’umiltà di una fede che si vuole proiettata verso la realtà a cui ci orienta il vangelo e non vincolata alle proprie enunciazioni; queste ultime, infatti, devono cercare di essere vere – almeno per il soggetto che le formula – senza però dimenticare di essere fallibili e superabili. Su errori ed enunciazioni riguardanti la verità – elementi di un pluralismo non superabile – andrebbe affermata la prevalenza evangelica dell’amore perdonante, della reciproca accoglienza, del desiderio di unità e delle esperienze concrete di comunione vissuta (parte 2)


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riflessioni teologiche 32

Guardando al fallimento dei tentativi di arrivare all’unione visibile, sarebbe tuttavia sbagliato attribuirne la responsabilità alle chiese e ai loro vertici. Sono stati infatti giustamente evidenziati, talvolta da parte di avversari del cammino ecumenico, ma spesso anche da parte dei suoi fautori più sinceri, i limiti insiti nel metodo dei dialoghi e dei tentativi di convergenza su verità e convinzioni dottrinali, limiti di cui è importante essere consapevoli, per cercare, se possibile, vie diverse nella direzione di un cristianesimo radicalmente ecumenico. I tentativi di convergenza sulla verità, infatti, sono utili quando avvengono tra parti con caratteristiche e posizioni realmente vicine e conciliabili, tra le quali un’effettiva e soddisfacente convergenza è possibile e fruttuosa, perché non presenta rilevanti o sostanziali controindicazioni. Un caso di questo tipo è costituito dalla dichiarazione teologica di “Concordia delle chiese della Riforma in Europa”, nota come “Concordia di Leuenberg”, che dal 1973 ha consentito la comunione tra la maggior parte delle chiese nate dalla Riforma. Negli altri casi, invece, la ricerca di convergenza sulla verità presenta importanti limiti, che si manifestano spesso in termini di possibili effetti collaterali, per lo più non voluti, che però finiscono per produrre altrettanti rischi e infine ostacoli per il cammino ecumenico. Un primo possibile effetto collaterale è quello che la ricerca di convergenza sulla verità vincoli la libertà dei singoli e delle comunità nella ricerca e nella espressione della verità o di quella che si ritiene tale, per evitare di criticare le affermazioni dell’altro e così di allontanarlo. Anche se mossi dalle migliori intenzioni, il rischio è quello di un ecumenismo che inibisca una vera ricerca della verità e porti ciascuno ad autolimitarsi nell’esprimere la propria comprensione della fede cristiana, che richiede invece libertà e franchezza nel formulare le proprie convinzioni o opinioni, insieme al rispetto dell’altro e delle sue convinzioni o opinioni. Un secondo possibile effetto collaterale è rappresentato dalla tendenza – per agevolare la convergenza sulla verità – a evitare di affrontare (tacendole o minimizzandole) le questioni, centrali o periferiche, sulle quali si è consapevoli della difficoltà o dell’impossibilità di trovare una convergenza o un accordo soddisfacente. Il rischio è quello di un ecumenismo reticente e parziale, che mantenga aree e temi tabù che vengono sottratti al dibattito ma che – esercitando il loro peso tacitamente e senza essere trattati esplicitamente – impediscono un vero confronto e un dialogo fruttuoso. Un terzo possibile effetto collaterale negli sforzi di convergenza sulla verità nasce quando, nella ricerca di ciò che accomuna, vengono messe tra parentesi, sottovalutate o poco valorizzate quelle specificità, che costituiscono, invece, buona parte del vissuto cristiano dei singoli e delle chiese. Il rischio è quello di un ecumenismo monolitico e uniforme, incapace di riconoscere, rispettare e promuovere la varia e specifica ricchezza di forme nelle quali il cristianesimo è presente e si esprime nelle diverse chiese e comunità. Un quarto possibile effetto collaterale, in particolare nei dialoghi bilaterali (o anche in quelli multilaterali che non includano tutti i possibili interlocutori), dipende dalla tendenza a ricercare e trovare con alcuni soggetti convergenze o accordi che finiscono però per escludere o allontanare la convergenza o l’accordo con altri soggetti non coinvolti nel dialogo. Il rischio è quello di un ecumenismo unilaterale e selettivo, se non addirittura discriminatorio, e comunque non sufficientemente cristiano ed ecumenico, rispetto alla propria vocazione di universalità accogliente della singolarità di ciascuno.

Riferimenti:

P. Neuner, Teologia ecumenica. La ricerca dell’unità tra le chiese cristiane, Queriniana, Brescia 2000.

Battesimo, eucaristia, ministero “Documento di Lima”, in Enchiridion Oecumenicum. 1 Documenti del dialogo teologico interconfessionale. Dialoghi internazionali 1931-1984, EDB, Bologna 1986, pp. 1391-1445.

H. Fries – K. Rahner, Unione delle Chiese. Possibilità reale, con un bilancio “approvazione e critica” di H. Fries, Morcelliana, Brescia 1986.

Concordia di Leuenberg (Accordo 1973), in Enchiridion Oecumenicum. 2 Documenti del dialogo teologico interconfessionale. Dialoghi locali 1965-1987, EDB, Bologna 1988, pp. 163-173.