Riflessioni teologiche – 37. Cristianesimo ecumenico e problema della verità (parte 7)

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

Osare un cristianesimo radicalmente ecumenico richiede un modo diverso di impostare il problema della verità, sul quale l’ecumenismo novecentesco è rimasto bloccato nella ricerca di una convergenza rivelatasi impossibile. Per sciogliere questo nodo della verità servirebbero la reciproca legittimazione – quando inevitabile – della possibilità di errare e l’umiltà di una fede che si vuole proiettata verso la realtà a cui ci orienta il vangelo e non vincolata alle proprie enunciazioni; queste ultime, infatti, devono cercare di essere vere – almeno per il soggetto che le formula – senza però dimenticare di essere fallibili e superabili. Su errori ed enunciazioni riguardanti la verità – elementi di un pluralismo non superabile – andrebbe affermata la prevalenza evangelica dell’amore perdonante, della reciproca accoglienza, del desiderio di unità e delle esperienze concrete di comunione vissuta (parte 7)


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riflessioni teologiche 37

In una comunione visibile di chiese cristiane la legittimità di convinzioni opposte riguardo alla verità dell’esistenza o inesistenza di Dio trova un primo fondamento nel riconoscimento da parte delle chiese di una legittima diversità tra soggetti ecclesiali, collettivi e individuali, riconoscimento che le chiese hanno ormai recepito come necessario, grazie in particolare al movimento ecumenico. Questa diversità, che riferita alle relazioni trinitarie viene immaginata, apprezzata e descritta in termini di amore reciproco, diventa invece sul piano delle relazioni umane intra-ecclesiali più complessa da vivere e da gestire, già quando viene riferita alla diversità dei carismi nelle comunità paoline descritte nel NT, come proposto da Cullmann, ma ancor più se posta in relazione con le notevoli diversità presenti nel canone biblico, anche in termini di contrasti e opposizioni, come evidenziato dal Consiglio Tedesco per gli Studi Ecumenici. La proposta di Geldbach di collocare i contrasti, le opposizioni e le contraddizioni già fin da subito all’interno di una piena comunione vissuta capace di contenerle tutte, senza impedirne l’espressione e promuovendo l’ascolto e il dialogo ovunque possibile, delinea una cornice utile anche in presenza di convinzioni opposte riguardo alla verità dell’esistenza o inesistenza di Dio, come quelle che un cristianesimo radicalmente ecumenico deve poter ricomprendere al proprio interno. Ma il passo successivo e decisivo consiste nel riconsiderare il significato dell’errore in rapporto alla verità cristiana, seguendo le suggestioni proposte da Rahner. L’errore può essere talvolta – come nel caso dell’enoteismo ebraico – l’unica via per vivere la fede in un determinato momento e contesto culturale. L’errore non compromette necessariamente la possibilità di una vita autenticamente cristiana, sia nel caso dei mistici visionari (compresi quelli che potremmo ritenere con problemi di salute mentale) sia nel caso – certamente diverso – degli atei razionalisti che rientrano nella definizione di cristiani anonimi. L’errore può essere presente senza poter essere isolato in quell’amalgama di verità ed elementi storicamente condizionati, limitati e fallibili che costituisce le formulazioni dogmatiche. Questo approccio articolato al tema dell’errore trova significative convergenze con la necessità – richiamata da Cullmann a partire dall’insegnamento paolino – di accogliere e rispettare i deboli nella fede e con la necessità – richiamata dal magistero e dalla teologia cattolica – di rispettare la coscienza di ciascuno, anche quando invincibilmente erronea. Per essere applicato alla presenza di convinzioni opposte riguardo alla verità dell’esistenza o inesistenza di Dio – e quindi in generale nell’ambito di un cristianesimo radicalmente ecumenico – questo approccio al tema dell’errore va integrato con alcune ulteriori osservazioni. Riguardo al carattere inevitabilmente conflittuale dei processi che conducono nella chiesa a distinguere la verità dall’errore è ancora Rahner ad affermare: «E’ più che evidente che tali processi […] si verificheranno di fatto tra frizioni e lotte, visto che si tratta di sapere – ciò che in un primo momento è oscuro – se questo o quello fa veramente parte dell’oggetto inteso o è solo una sua interpretazione epocalmente condizionata, suscettibile di venir scartata in un’epoca nuova». In un cristianesimo radicalmente ecumenico, trattandosi anche di convinzioni opposte riguardo all’esistenza o non esistenza di Dio è possibile che queste frizioni e lotte siano più acute. Ma proprio in presenza di tali contrapposizioni, il salto di qualità radicalmente ecumenico richiesto a tutti i soggetti coinvolti sarebbe quello di una reciproca accoglienza e di una reciproca legittimazione delle rispettive opinioni o convinzioni, pur se ritenute erronee. In un cristianesimo radicalmente ecumenico dovrebbe essere infatti riconosciuto come legittimo che ciascuno, nella ricerca sincera della verità, sia infine convinto della verità alla quale ha potuto giungere e che possa ritenere erronea la convinzione altrui se incompatibile con la propria. Ciò dovrebbe tuttavia accompagnarsi al ritenere la via dell’altro, benché erronea e purché percorsa ricercando sinceramente la verità, l’unica via capace di condurre l’altro a incontrare la realtà intesa nella fede.

Riferimenti:

Per i testi di Cullmann, Consiglio Tedesco per gli Studi Ecumenici e Geldbach vedi quelli indicati in Riflessioni teologiche 33 del 2 luglio 2022

Per i testi di Rahner vedi quelli indicati in Riflessioni teologiche 35 del 16 luglio 2022

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