Riflessioni teologiche – 51. Cristianesimo ecumenico e pratiche di comunione (parte 12: PARABOLE PER GESTIRE I CONFLITTI: L’INDECISIONE DEL GIUDICE)

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

Osare un cristianesimo radicalmente ecumenico, dinamicamente inserito nel processo di riconfigurazione in forma sinodale intrapreso da chiese e comunità cattoliche su impulso di papa Francesco, richiede un rinnovato impegno nel praticare forme di comunione ecclesiale capaci di ampliare la varietà di coloro che potrebbero essere raggiunti o accolti o attivamente coinvolti. Nell’intraprendere questo percorso di ricerca teologica, di esperienza vissuta e di pratiche di sperimentazione ecclesiale potrebbero essere di aiuto diversi approcci teorico-pratici provenienti da alcune fonti di ispirazione: elementi ricavabili dall’esperienza vissuta nelle famiglie, riflessioni sulle comunità di pratica, metodologie per l’ascolto attivo e la gestione dei conflitti, approcci filosofici della teoria dell’attore-rete (ANT) e dell’ontologia orientata agli oggetti (OOO), suggestioni collegate alla nozione di terzo paesaggio e possibili applicazioni di questi approcci alla teologia e alla pratica ecclesiale (parte 12: PARABOLE PER GESTIRE I CONFLITTI: L’INDECISIONE DEL GIUDICE)


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riflessioni teologiche 51

Come abbiamo cercato di fare con le 7 regole dell’ascolto attivo di Marianella Sclavi, potremmo trovare applicazioni interessanti alle relazioni tra teisti e non teisti in un medesimo contesto ecclesiale anche negli studi, nelle pratiche e nelle esperienze di gestione creativa dei conflitti. Una prima applicazione andrebbe ricercata nei racconti che spesso in modo evocativo riescono ad aprire strade impensate e a suggerire, senza imporli, percorsi creativi proprio nei contesti di diversità potenzialmente conflittuali, aprendo queste stesse diversità a percorsi comunitari di reale partecipazione da parte di tutti. Le relazioni tra teisti e non teisti in un medesimo contesto ecclesiale si presentano potenzialmente come a elevato rischio di conflittualità e possono quindi trovare supporto in narrazioni che consentano di interpretarle in modo creativo. Le storie suggerite da Marianella Sclavi si richiamano a quel grande e diffuso patrimonio di racconti sapienziali che – rispetto alla tendenza moderna a schematizzare e a creare opposizioni nette – recuperano invece uno stile di pensiero che coglie e valorizza i molteplici e tra loro diversi punti di vista sulla realtà. Il funzionamento di questi racconti è analogo a quello delle parabole evangeliche, nel senso che si tratta di provocazioni in forma narrativa, che hanno lo scopo di invitare l’ascoltatore e lettore del racconto a prendere posizione rispetto a una situazione descritta con tratti insoliti o paradossali.

Un primo esempio è quello del racconto del giudice che, dopo aver ascoltato con attenzione e pazienza, uno dopo l’altro, due contendenti, dà ragione a ciascuno di loro e, dopo averla ascoltata con attenzione e pazienza, dà ragione anche a una terza persona che cerca di spiegargli l’impossibilità di dare ragione a entrambi i due contendenti. Questa indecisione nel formulare un giudizio univoco, questa sorta di oscillazione pendolare tra le ragioni opposte dei contendenti, da parte di un giudice che trova convincente ciascuno dei punti di vista che gli vengono sottoposti e che si presentano come contraddittori, potrebbe sembrare un difetto anziché una virtù. Soprattutto se parliamo di un giudice e quindi di decisioni che devono addirittura produrre gli effetti chiaramente definiti di una sentenza. Se però ci poniamo in ascolto di questa parabola in un contesto comunitario ecclesiale abitato da teisti e da non teisti, con Dio e senza Dio, le risonanze posso essere molteplici e offrirci ispirazione su come gestire eventuali conflitti. Se proviamo ad assecondare la dinamica innescata dalla parabola, ciò che va creato e valorizzato è anzitutto uno spazio e un tempo di sospensione e di ascolto, di accoglienza e di riflessione, prima di esprimere giudizi e prendere decisioni. Ciò che in prima battuta potrebbe sembrare un aut – aut, che chiede di schierarsi da una parte o dall’altra, lascia così il posto a un et – et, che invita a riconosce pienamente il significato e il valore di ogni elemento che viene portato da ciascuno dei soggetti coinvolti. Proprio questa indecisione si rivela come l’atteggiamento più saggio per predisporci a una gestione creativa dei conflitti. L’ascolto attivo consente infatti di cogliere le motivazioni e le ragioni di ciascuno, forse addirittura di provare empatia o di immedesimarsi con la sua condizione e con il suo punto di vista.

In questo modo gli elementi che l’altro porta nel conflitto non rimangono più soltanto fatti suoi, ma diventano anche fatti miei, elementi di cui anche io mi faccio carico, così come reciprocamente l’altro si fa carico dei fatti miei. Si potrà così arrivare insieme a un giudizio condiviso riguardo a quelli che saranno ormai diventati fatti nostri e giungere a soluzioni creative e soddisfacenti per entrambi. Quella che vorrebbe essere una valutazione distaccata su oggetti e persone dalle quali mantenersi a distanza, in vista di un giudizio non condizionato da emozioni personali, si trasforma in un coinvolgimento pericolosamente personale ed empatico. Accogliendo quindi la provocazione della parabola, potremmo sentirci invitati – come comunità ecclesiale nel suo insieme e come singoli componenti della comunità, teisti e non teisti – a scegliere non solo in quale dei personaggi riconoscerci inizialmente, ma soprattutto quale degli atteggiamenti e comportamenti dei diversi personaggi saremmo disponibili e intenzionati a fare nostro: l’atteggiamento e comportamento di ciascuno dei due contendenti, che pretende dall’autorità il riconoscimento delle proprie ragioni e – in modo simmetrico – la condanna dell’altro e delle sue ragioni? l’atteggiamento e comportamento del terzo, che ritiene impossibile una conciliazione tra i due che riconosca le ragioni di entrambi? l’atteggiamento e comportamento dell’autorità, che sembra riconoscere e legittimare le motivazioni di tutti, condizione necessaria per iniziare a cercare una soluzione creativa del conflitto che dia una risposta soddisfacente alle esigenze di tutti, pur se diverse tra loro? Come in ogni parabola che si rispetti, anche qui il finale della storia – che in realtà apre a nuove storie – è quello costruito dalle nostre scelte, personali e concrete, individuali e comunitarie..

Riferimenti:

Stella Morra – Marianella Sclavi, Sinodalità: Quali pratiche?
Audio-video su YouTube pubblicato il 17 maggio 2022
Si può trovare su YouTube cercando: sinodalità sclavi.

Marianella Sclavi – Lawrence E. Susskind, Confronto creativo. Dal diritto di parola al diritto di essere ascoltati. Con una conversazione tra Marianella Sclavi e Giuliano Amato, Et al. Edizioni, Milano 2011.
Questo titolo è disponibile anche in una nuova versione ebook Kindle del 2021 con il titolo: Manuale di Confronto Creativo. Le Arti della Comunicazione, della Convivenza e della Democrazia nel XXI secolo

Marianella Sclavi, Arte di ascoltare e mondi possibili. Come si esce dalle cornici di cui siamo parte, Bruno Mondadori, Milano 2003.

Le sette regole dell’ascolto attivo si possono trovare sul sito di Marianella Sclavi: www.ascoltoattivo.net

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