Letture festive – 70. Gruppi – 3a domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

3a domenica del Tempo Ordinario Anno A – 22 gennaio 2023
Dal libro del profeta Isaìa – Is 8,23b-9,3
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi – 1 Cor 1,10-13.17
Dal Vangelo secondo Matteo – Mt 4,12-23


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letture festive 70

Il passo del profeta Isaia potrebbe essere letto come una sintesi dell’esperienza che ciascuno di noi, con Dio o senza Dio, cerca e si augura di poter vivere nei gruppi, grandi o piccoli che siano, dei quali fa parte. Qui si tratta di un intero popolo, una sorta di grande gruppo che si differenzia dai raggruppamenti costituiti dagli altri popoli. Un primo elemento è dato dal fatto che nei gruppi – soprattutto quando si può scegliere liberamente se farne parte – si ricerca un’esperienza positiva, per lo più in contrasto con esperienze negative del passato, a volte vissute nei gruppi stessi. Isaia prefigura il passaggio dall’umiliazione alla gloria per una terra di confine e in prevalenza pagana – e quindi in una condizione di marginalità – che deve sperimentare il risollevarsi da una condizione umiliata verso una condizione di pienezza che tutti possano riconoscere come una vittoria della luce sulle tenebre. Un secondo elemento che ci aspettiamo dai gruppi è che – essendo composti da più persone – funzionino come moltiplicatori di risorse, che ci consentano di partecipare insieme ad altri a qualcosa di più grande di noi e che portino il gruppo a risultati positivi dei quali poter anche personalmente beneficiare. Isaia lo esprime dicendo: hai moltiplicato la gioia, si gioisce quando si miete, si esulta quando di divide la preda. Un terzo elemento – forse il più difficile da trovare nei gruppi – è quello di un’esperienza liberante. Difficile da trovare perché il gruppo comporta inevitabilmente dei vincoli, determinati dalla relazione con altre persone, che rischiano di ridurre anziché aumentare la libertà. Proprio questa, tuttavia, è la caratteristica decisiva che rivela l’autentica qualità – o al contrario il grave limite – dei nostri gruppi e dell’esperienza che possono offrire a chi ne fa parte. Solo se l’appartenere ai nostri gruppi ci rende più liberi, solo se i vincoli dei gruppi non risultano per noi un giogo che limita pesantemente i nostri movimenti, solo se non ci sentiamo costretti a forza ma invece messi in condizione di scegliere, solo allora i nostri gruppi risultano all’altezza di ciò che in essi tutti noi ricerchiamo.

A volte, però, i gruppi che risultano soddisfacenti per coloro che ne fanno parte, faticano a relazionarsi adeguatamente tra loro e con l’esterno, spesso proprio per l’esperienza gratificante che i loro componenti fanno all’interno del gruppo. Si innescano allora le dinamiche che Paolo contesta ai cristiani di Corinto. Nel gruppo di una comunità ecclesiale, i sottogruppi che si ispirano o riferiscono a capi carismatici o a specifiche tradizioni spirituali, con Dio o senza Dio, devono vigilare sui rischi di divisione e discordia che possono minacciare la comunione. Questa comunione è il dono prezioso offerto ai cristiani da quella forza di riconciliazione tra realtà lontane che troviamo rappresentata dalla croce di Cristo. La pluralità delle esperienze e delle sensibilità, delle esigenze e delle capacità individuali è di per sé legittima e può essere preziosa, per cui va consentita, sostenuta e coltivata, mentre si devono evitare, invece, le contrapposizioni che portano a giudicare gli altri e tendono a escluderli o sottometterli. La perfetta unione di pensiero e di sentire che Paolo auspica tra i diversi gruppi e individui all’interno della comunità ecclesiale non deve certamente coincidere con l’imposizione autoritaria di un pensiero unico che elimini le diversità. Si tratta piuttosto di uno dei modi per esprimere quella disponibilità alla comunione che è richiesta da parte di ogni singola persona e di ogni singolo gruppo, che intendano vivere nel gruppo più ampio di una medesima comunità ecclesiale. Questa comunione tra diversi gruppi si può costruire – come punto di arrivo consapevolmente desiderato e ricercato – solo gradualmente e nel tempo, grazie a pratiche concrete di condivisione e comunione, di confronto creativo tra posizione divergenti, di gestione alternativa dei conflitti.

Il vangelo di Matteo racconta il formarsi del gruppo di Gesù come prototipo ideale di ogni comunità cristiana e ne presenta le caratteristiche fondamentali. All’origine di questo gruppo vi è il desiderio profondamente radicato che una parola biblica antica, autorevole e carica di promesse buone, arrivi finalmente a compiersi nella realtà presente e concreta dell’oggi. Questo compimento delle parole bibliche coincide in qualche modo con l’avvicinarsi di un misterioso Regno e richiede una conversione, un rivolgersi in direzione diversa, un cambiare mentalità e sguardo sul mondo, persino un cambiare lavoro e vita. Non è qualcosa che si possa fare da soli, non è un’impresa che possa essere affrontata in solitaria, nemmeno dal Gesù di Matteo, che infatti si impegna anzitutto nel costituire un gruppo capace almeno di avviarsi lungo il cammino delineato dalle antiche parole bibliche. Serve un gruppo di gente abituata a un lavoro duro e a una vita dura, ma soprattutto un gruppo di gente disposta a lasciare il proprio lavoro e la propria vita, per dedicarsi a tempo pieno a un altro lavoro e a un’altra vita. Il gruppo di fratelli e pescatori che Gesù inizia a costituire, un gruppo abituato a lavorare insieme per pescare quanto necessario al sostentamento proprio e altrui, dovrà accettare di essere trasformato in modo profondo e radicale. Dovrà diventare un gruppo di fratelli e pescatori di uomini, cioè un gruppo capace di vivere la fraternità a un livello diverso da quello di sangue. Questo gruppo sarà chiamato – quasi gettando una rete nel vasto mare del mondo – a radunare in un nuovo gruppo – la comunità ecclesiale – coloro che Gesù intravede come destinatari della parola biblica antica, autorevole e carica di promesse buone. Promesse che Matteo descrive come subito mantenute per chi – con Dio o senza Dio, ignaro delle parole del Vangelo o prigioniero della malattia – si trova a incontrare Gesù e il suo gruppo e accetta di iniziare a cambiare mentalità e vita.