Letture festive – 1. Germogli

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

1a domenica di Avvento Anno C – 28 novembre 2021
Dal libro del profeta Geremìa – Ger 33,14-16
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési – 1Ts 3,12 – 4,2
Dal Vangelo secondo Luca – Lc 21,25-28.34-36


Come ci ricorda il profeta Geremia, in ogni inizio vi sono delle promesse di bene, in ogni inizio vi è un germoglio, del quale non si può prevedere con certezza la crescita e lo sviluppo. Il compimento delle promesse di bene e la crescita dei germogli dipendono infatti da molteplici fattori, alcuni dei quali indipendenti da noi. Un atteggiamento di fiducia da parte nostra, tuttavia, è una componente importante perché le promesse di bene possano trovare compimento; per il crescere dei germogli la cura e la pazienza da parte nostra sono necessarie.
L’apostolo Paolo invita i cristiani di Tessalonica – dei quali pure riconosce i progressi – a non accontentarsi di ciò che hanno già raggiunto. Il crescere, il sovrabbondare, il progredire ancora di più devono essere una loro costante preoccupazione. Ma perché questa insistenza da parte di Paolo?
Una risposta la si può trovare nel discorso di Gesù che leggiamo nel vangelo di Luca. Quella che potrebbe sembrare una visione apocalittica della fine del mondo è in realtà una descrizione di ciò che da sempre è la storia del nostro mondo: angoscia e ansia da parte di interi popoli per il presente e per il futuro, sconvolgimenti di varia natura che rendono ogni vita precaria ed esposta a pericoli. In questo quadro drammatico si presenta una figura misteriosa, in qualche modo ricollegabile allo stesso Gesù: il Figlio dell’uomo. Ma chi è questo Figlio dell’uomo, che viene rappresentato come una figura celeste e come un giudice davanti al quale si deve presentare l’intera umanità? Pensando a figliolanza e umanità, potremmo intendere il Figlio dell’uomo come figura simbolica del bambino e della bambina che prima o poi crescerà e che quindi porta in sé – come una promessa di bene e come un germoglio – ciò che l’umanità potrebbe e dovrebbe diventare. Ecco allora che l’invito di Paolo acquista significato nuovo: la crescita e la maturazione individuale e comunitaria non si devono mai arrestare e si deve reagire alla tentazione della sonnolenza, dell’appesantimento e dell’affanno inconcludente che tante volte opprimono il nostro mondo adulto, perché c’è un futuro di maturazione che è nostra responsabilità rendere possibile per ciascuno e per tutti. È questo, inoltre, l’unico modo per abitare questo mondo, così pesante e minaccioso, evitando di rimanervi intrappolati e riscoprendo invece quella leggerezza liberante e salutare che ci fa vivere come bambini e bambine, capaci di risollevarci anche dopo le cadute che ci feriscono le ginocchia, per alzare nuovamente la testa e guardare al futuro.