Riflessioni teologiche – 10. Aspettando Godot di Beckett

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

Nell’opera teatrale di Samuel Beckett Aspettando Godot è possibile leggere alcune fondamentali domande riguardanti l’esistenza umana, implicitamente rivolte a credenti e non credenti anche attraverso riferimenti e simbologie d’ispirazione biblica.


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riflessioni teologiche 10

L’opera teatrale Aspettando Godot di Samuel Beckett, rappresentata per la prima volta sul palcoscenico nel 1953, è ritenuta uno dei capolavori del teatro novecentesco e in particolare del cosiddetto teatro dell’assurdo. Si tratta di un testo aperto a una pluralità di interpretazioni, ma che qui vorrei leggere evidenziando alcuni riferimenti e simbologie d’ispirazione biblica, proposte nella forma di domande alle quali, tuttavia, non viene data risposta. Beckett, del resto, pur appartenendo probabilmente alla categoria dei senza Dio, era nato e cresciuto in una famiglia protestante irlandese e quindi non dovrebbe meravigliare che possano esservi riferimenti biblici nella sua opera più famosa. Uno dei temi che attraversano Aspettando Godot è quello della salvezza, alla quale rimandano, in primo luogo, i riferimenti ai racconti evangelici della passione e all’interpretazione che se ne deve dare, mentre, dall’altra parte, il tema della salvezza si collega all’altro nucleo dell’opera: quello dell’attesa di ciò che potrebbe sottrarre a un ciclico riproporsi del già vissuto di cui, peraltro, si è incapaci di conservare memoria. Il tema neotestamentario della passione viene proposto in uno dei dialoghi iniziali tra i protagonisti, due vagabondi senza tetto che stanno aspettando un misterioso Godot. Il riferimento evangelico qui è esplicito perché uno dei due vagabondi inizia a parlare all’altro della salvezza di uno dei due ladroni crocefissi insieme al Salvatore, anzitutto chiedendosi se non dovrebbero forse pentirsi anche loro e l’altro ribatte domandando di che cosa dovrebbero pentirsi, forse di essere nati? Il primo vagabondo prosegue domandandosi come mai i quattro vangeli parlino in modi diversi e persino apparentemente contrapposti della incerta salvezza dei due ladroni, una salvezza che non è chiaro se sia dall’inferno o dalla morte. In un altro dialogo uno dei vagabondi, lascia le sue scarpe lungo la strada a disposizione di chi vorrà prenderle e accenna al camminare scalzo di Gesù, al quale dice di essersi paragonato per tutta la vita, facendo però subito riferimento anche al fatto che Gesù è stato crocefisso. Un ulteriore elemento è in qualche modo collegabile ai racconti evangelici della crocefissione di Gesù e all’episodio di Giuda che va ad impiccarsi dopo aver tradito il proprio maestro. Si tratta di un albero che, nell’opera teatrale, costituisce l’unico arredo di scena, un albero privo di foglie (i due discutono se sia un salice), albero che all’inizio del secondo atto, a differenza del giorno prima, è misteriosamente ricoperto di foglie. Alla fine del primo atto e nelle ultime battute dell’opera teatrale, i due protagonisti discutono se impiccarsi o meno all’albero, decidendo poi di farlo l’indomani, a meno che non arrivi Godot, e in quel caso saranno salvati. Una costante di Aspettando Godot – ma anche del libro biblico di Qoèlet – è data dalla ripetizione del medesimo già vissuto e dall’assenza di una reale novità, aggravate dalla mancanza di una memoria in qualche modo utile riguardo a quanto già vissuto: da tutto questo si attende di essere salvati. È una salvezza attesa dai due protagonisti – ma disattesa dal continuo essere posticipato dell’arrivo di Godot – che attraversa tutta l’opera e riecheggia un tema centrale del Nuovo Testamento: il differimento della imminente venuta gloriosa del Cristo, atteso nella parusia per porre fine alla storia. Le comunità cristiane delle origini, infatti, dovettero affrontare ben presto la crisi determinata dalla mancata venuta di Cristo, ritenuta imminente e attesa nel tempo della vita terrena dei componenti della comunità cristiana. Negli scritti del Nuovo Testamento si possono ritrovare riferimenti sia a questa attesa di una venuta imminente sia ai tentativi di rielaborare in vari modi i contenuti del messaggio evangelico per adeguarlo alle esigenze di un’attesa rivelatasi più lunga del previsto e in definitiva ancora priva di compimento. Se letto da questa prospettiva, Aspettando Godot, ben lontano dall’offrire qualunque tipo di risposta, ripropone invece ai cristiani con Dio e senza Dio alcune domande fondamentali, non lontane da quelle che si possono trovare nei Vangeli: In che modo andrebbe vissuta la vita, perché l’essere nati non si riduca a qualcosa di cui pentirsi e la vita non si riduca alla pena da scontare per questa colpa? Se siamo tutti come vagabondi in attesa di una salvezza da ciò che ci si presenta come inferno o come morte, l’albero che abbiamo di fronte può offrirci opportunità diverse da quella emblematicamente rappresentata nella figura di Giuda? Potrebbe forse essere questo un albero che – divenuto, come nella tradizione cristiana, l’albero salvifico della croce di Gesù – mettendo nuove foglie, ci riporta in qualche modo alle possibilità inizialmente presenti all’alba del mondo, nel biblico giardino, davanti all’albero della vita e all’albero della conoscenza? Sarebbe possibile vivere l’attesa di ciò che vorremmo arrivasse, in un modo che sia diverso dal restare semplicemente immobili? Questo modo potrebbe consistere nell’incamminarsi scalzi, come un Gesù al quale si prova a paragonarsi? Vi è infine una solitudine, alimentata da sentimenti di disillusione e di impotenza, alla quale i protagonisti di Aspettando Godot, con le loro ambivalenti relazioni interpersonali, sembrano cercare di sfuggire; in che modo andrebbe affrontata questa solitudine, per provare ad essere e diventare autenticamente umani? Ai cristiani con Dio e senza Dio, che cercano nel messaggio evangelico ispirazione per la propria vita, spetterebbe forse il compito – se non di provare a dare risposte – per lo meno di prendere sul serio le domande.

Riferimenti:

Samuel Beckett, Aspettando Godot, Einaudi, Torino 1956.
(Prima edizione originale: 1952)

Si veda su Wikipedia la voce Waiting for Godot

Racconti della passione nei 4 vangeli:
Matteo 26,1 – 27,66
Marco 14,1 – 15,47
Luca 22,1 – 23,56
Giovanni 13, 1 – 19,42

Sulla parusia imminente e differita:
1 Tessalonicesi 4, 13-18
Giovanni 21, 15-25

Qoèlet 1, 1-11
Genesi 2, 4b – 3,24