Letture festive – 14. Distanze – 4a domenica del Tempo Ordinario Anno C

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

4a domenica del Tempo Ordinario Anno C – 30 gennaio 2022
Dal libro del profeta Geremìa – Ger 1,4-5.17-19
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi – 1Cor 12,31 – 13,13
Dal Vangelo secondo Luca – Lc 4,21-30


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letture festive 14

Come nell’esperienza del profeta Geremia, anche nella nostra esperienza vi è spesso una distanza tra ciò che ci sentiamo capaci di fare e ciò che ci viene richiesto di fare. Questa distanza si esprime a volte nella paura che avvertiamo davanti a un compito che ci sembra troppo alto per noi. Per colmare questa distanza dovremmo accedere a uno sguardo superiore, come quello di chi, guardandoci da un diverso punto di osservazione, riesce a vederci meglio di quanto noi stessi riusciamo a fare. Potremmo allora riconoscere che proprio ciò a cui siamo chiamati ci rende capaci di essere alla sua altezza, precisamente nella forma concreta che la nostra esistenza va assumendo. L’apostolo Paolo nel magnifico inno alla carità della lettera ai Corinzi descrive tre distanze, da riconoscere e da vivere nella tensione che esse stesse creano. La prima distanza è quella tra comportamenti e consapevolezza propri del bambino e quelli che caratterizzano invece la maturità dell’adulto. La seconda distanza è quella tra ciò che oggi si vede in modo sfocato, come in un antico specchio metallico, e ciò che domani si potrà vedere con la nitidezza di uno sguardo retrospettivo, reso sapiente dal tempo trascorso. La terza distanza è quella che quasi solo l’amore – diversamente da molte altre realtà – è in grado di superare con successo, cioè la distanza del tempo che separa gli inizi da un compimento collocato nel lontano futuro o che addirittura tende all’infinito, una distanza che fa giustizia di ogni cosa effimera e rivela ciò che si conferma essere insieme grande e durevole. L’evangelista Luca mostra invece la distanza sofferta che esiste o che si crea tra realtà e persone che dovrebbero essere e riconoscersi vicine. Il Gesù convinto del proprio ruolo e della propria missione profetica non è il Gesù figlio del falegname che i suoi compaesani nazareni conoscono fin da bambino. È come se una vicinanza eccessiva e divenuta consueta facesse vedere la realtà da una prospettiva distorta, impedendo quindi di coglierne le vere dimensioni. La distanza tra l’immagine consueta e familiare percepita dai compaesani e la pretesa profetica di Gesù di portare una parola nuova innesca una reciproca presa di distanza, segnata dall’ostilità degli uni e dalla delusione dell’altro. Ma questa distanza spingerà Gesù a mettersi in cammino, animato da una novità di profezia che lo renderà prossimo e vicino proprio a coloro che apparentemente sono i più distanti.

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