Letture festive – 15. Fiducia – 5a domenica del Tempo Ordinario Anno C

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

5a domenica del Tempo Ordinario Anno C – 6 febbraio 2022
Dal libro del profeta Isaìa – Is 6,1-2a.3-8
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi – 1Cor 15,1-11
Dal Vangelo secondo Luca – Lc 5,1-11


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letture festive 15

Come tutte le solenni teofanie, anche la visione divina descritta dal profeta Isaia, produce in chi la sperimenta un sentimento di inadeguatezza e di indegnità. Come nel caso del profeta, anche in noi la paralisi prodotta dai nostri sentimenti di inadeguatezza è superabile solo grazie all’iniziativa di un soggetto esterno, che magari anche solo con un gesto e una parola, esprime un’apertura di credito e di fiducia nei nostri confronti. È proprio questa iniziativa, esterna e non determinata da noi, che ci infonde fiducia, consentendoci – sulla base di una ritrovata fiducia in noi stessi – di intraprendere ora compiti che prima pensavamo inaffrontabili. Anche l’apostolo Paolo riconosce il proprio percorso di fede e di servizio al Vangelo come fondato sulla fiducia: la fiducia che Paolo accorda alla propria esperienza vissuta della verità e affidabilità del messaggio evangelico, una fiducia analoga a quella su cui si è fondata l’esperienza originaria degli altri apostoli prima di lui. Si tratta di fiducia nei confronti di esperienze molteplici che vengono presentate come apparizioni del Risorto e quindi non come eventi storici oggettivi e incontrovertibili, che sarebbero registrabili e documentabili da chiunque. Si tratta piuttosto di vissuti sperimentabili solo da chi con fiducia voglia dare credito alle parole tramandate nelle Scritture e affinare un proprio penetrante sguardo sulla realtà, intuendo così il significato di novità che questa può assumere. Il Vangelo che Paolo invita a mantenere nella forma da lui annunciata si fonda precisamente sulla paradossale solidità della fiducia accordata a una parola annunciata, mentre ogni altro tentativo di consolidare il Vangelo in una storia oggettiva – accessibile al di fuori della fiducia e della fede – finirebbe per svuotare il credere stesso. Nel racconto dell’evangelista Luca la fiducia reciproca – anche se asimmetrica – tra maestro e discepolo è ciò che rende possibile il discepolato e segna il suo inizio. Si tratta infatti, in prima battuta, della fiducia accordata da Pietro alla parola ritenuta affidabile di Gesù, il quale – fiducioso nella possibile riuscita di Pietro dopo l’insuccesso – lo invita a prendere il largo e gettare le reti nuovamente, dopo una notte di fatica infruttuosa. Questa reciprocità di fiducia, premiata dal sovrabbondante esito della rete piena, viene consolidata al termine del racconto. Quando infatti Gesù dichiara la propria fiducia nella possibile riuscita di Pietro a un livello diverso e ancora più grande (diventare pescatore di uomini), Pietro vi corrisponde con fiducia, compiendo la scelta radicale di lasciare il proprio lavoro per seguire Gesù, il maestro affidabile.