Riflessioni teologiche – 12. Il nuovo Nuovo Testamento di Van Dormael

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

Nel film del 2015 di Jaco Van Dormael Il nuovo Nuovo Testamento (Le Tout Nouveau Testament, titolato in versione italiana: Dio esiste e vive a Bruxelles) nella forma di una surreale e dissacrante parabola – che alterna, con una leggerezza solo apparente, il registro comico e quello più serio – si suggerisce ciò che per gli esseri umani potrebbe ancora costituire un Vangelo, cioè una buona novella.


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Le Tout Nouveau Testament, che si potrebbe tradurre Il nuovo Nuovo Testamento, è un film del 2015 del regista belga Jaco Van Dormael, che ha firmato anche la sceneggiatura insieme a Thomas Gunzig. In versione italiana il film è uscito con il titolo: Dio esiste e vive a Bruxelles ed è suddiviso in una serie di episodi, i cui primi due titoli – “Genesi” ed “Esodo” – riproducono quelli dei primi due libri biblici, mentre i seguenti 6 titoli si presentano come “Il Vangelo secondo…” seguito dal nome del protagonista dell’episodio, quasi si trattasse di altrettanti evangelisti. Anche l’ultimo episodio è intitolato come un libro biblico: il Cantico dei cantici. Al di là dell’aspetto ironico, comico e surreale che ne caratterizza numerosi passaggi, il film richiama in qualche modo i generi letterari di alcuni libri biblici e in particolare ripropone il loro essere stati composti a partire da una specifica esperienza e percezione della realtà. I primi capitoli del libro biblico di Genesi, ad esempio, sono racconti eziologici, che cercano, cioè, di esporre – in forma narrativa e con un linguaggio che fa ricorso al mito – il perché la realtà che sperimentiamo è quella che è, cioè una realtà ritenuta dall’autore biblico fondamentalmente buona, anche se minacciata dal male, e quindi presentata come opera di un Dio buono, che sostiene l’uomo nel suo affrontare la minaccia del male. Analogamente, anche il film di Van Dormael si presenta come un racconto eziologico, che cerca di esporre in forma narrativa il perché la realtà che sperimentiamo è quella che è, cioè una realtà ritenuta dall’autore del film per molti aspetti cattiva, anche se con spiragli di salvezza, e quindi presentata come opera di un Dio cattivo, tragicamente irresponsabile e meschino, che sembra trattare il mondo come un proprio giocattolo e le persone come pupazzi per il proprio sadico divertimento. Ea, la bambina protagonista del film, figlia di questo Dio cattivo e sorella-alleata di J.C. cioè di Gesù Cristo, decide di fuggire di casa, mettendo in atto un esodo che la porta a diventare – come il Mosé biblico – colei che è capace di guidare altri da una condizione di schiavitù a una condizione di libertà. Attraversando la città di Bruxelles, nella quale è ambientato il film, la protagonista Ea inizia a cercare – su suggerimento del fratello J.C. – nuovi apostoli, insieme ai quali scrivere un nuovo Nuovo Testamento, facendosi aiutare da un barbone, che incontra e che diventa il suo primo amico, discepolo e scrivano, pur avendo difficoltà a scrivere correttamente le parole. Come nel libro dell’Esodo Mosé e il popolo di Israele vengono inseguiti dal Faraone egiziano, così anche Ea – con esiti analoghi a quelli biblici – viene inseguita da suo padre, Dio, nel mondo degli umani, dove Ea intende realizzare la propria missione. In questo inseguimento Ea, capace come il fratello nell’episodio evangelico di camminare sulle acque, invita il proprio amico e scrivano a seguirla con fiducia, rendendolo capace di non sprofondare, mentre il padre che nella sua ira prova a inseguirla, si trova ad annaspare comicamente nell’acqua. Questo Dio cattivo viene sottoposto da Van Dormael nel corso del film ad una progressiva discesa nei bassifondi dell’umanità. Si tratta di un percorso di abbassamento e annientamento che richiama in qualche modo quello del Gesù neotestamentario, che giunge fino alla morte di croce per arrivare a una resurrezione portatrice di salvezza. Nel caso del Dio cattivo, invece, questo percorso di abbassamento non costituisce un’occasione per condividere la condizione dei deboli o per condurli alla salvezza, né diventa per il Dio malvagio un luogo di riscatto dalla propria cattiveria, che anzi si avvita in una riproduzione di sé stessa a livelli sempre più bassi. È certamente possibile poi – in una sorta di contro-parabola – vedere nel Dio troppo umano descritto da Van Dormael ciascuno di noi, esseri umani, quando ci comportiamo come fossimo un Dio che, nel disporre degli altri a proprio piacimento, si scontra però con la resistenza che gli altri esseri umani oppongono all’essere semplicemente usati e manipolati da noi. Nella sua resistenza attiva, la missione di Ea inizia con la comunicazione a ciascuno di quanto manca alla data della propria morte. Tutti vengono in questo modo sottratti al potere esercitato da Dio, che tenta infatti in ogni modo di riprendere il controllo sul mondo. Si tratta comunque di un evento che cambia profondamente la condizione di tutti gli esseri umani, gettando nello sconforto alcuni, rendendo euforici altri e ponendo ciascuno di fronte alla propria finitezza e al tempo di vita che gli è concesso. Che una maggiore consapevolezza della propria condizione mortale possa rendere più saggi nel vivere la propria esistenza è del resto insegnamento antico di molta tradizione spirituale cristiana, compresa quella ispirata al fondatore dei gesuiti, Ignazio di Loyola, che negli Esercizi Spirituali, al numero 186, suggerisce a ciascuno, prima di prendere una decisione importante, di immaginarsi quale decisione in punto di morte vorrebbe aver preso nell’attuale circostanza e di scegliere quindi – ora – nello stesso modo in cui nell’imminenza della morte, si immagina, vorrebbe aver scelto. Più in generale, l’intero racconto della chiamata-vocazione dei nuovi apostoli-evangelisti da parte di Ea per il compimento della loro missione si dipana, in realtà, attraverso un percorso che potrebbe essere letto utilizzando alcune categorie tratte dagli Esercizi Spirituali ignaziani. Si tratta infatti – in entrambi i casi – di un percorso di conversione e di ricerca della specifica e personale strada che ciascuno è chiamato a percorrere, un percorso volto a mettere ordine nella propria vita, attraverso un discernimento che consenta di vedere e distinguere con chiarezza e profondità i propri movimenti interiori, per poter poi scegliere responsabilmente e saggiamente, evitando di seguire impulsi non affidabili e sentimenti ingannevoli. La ricerca, la scoperta e la scelta del proprio specifico e migliore modo per arrivare con matura libertà a vivere l’amore è infatti lo scopo tanto degli Esercizi Spirituali ignaziani quanto del cammino di ciascun apostolo-evangelista nel film di Van Dormael. Il punto di partenza di ogni apostolo-evangelista richiede infatti una conversione, un cambiamento nel modo di guardare la realtà e la propria esistenza, per scegliere poi un cambiamento di vita. È proprio la figlia di Dio, Ea, che con la disarmante immediatezza e verità dei bambini (apprezzata anche dai vangeli canonici) si avvicina con semplicità a ciascuno e pone le domande decisive capaci di innescare la conversione degli apostoli-evangelisti. Vi è infatti chi non riesce ad accettare una menomazione subita nell’infanzia, chi è ingabbiato in una carriera priva di senso e di libertà, chi s’accontenta di trovare soddisfazione in un erotismo senza amore, chi vede come proprio compito il dare agli altri la morte, chi desidera evadere da una vita ricca soltanto di denaro per cercare un vero amore, chi, da sempre considerato malato e addirittura reso tale, vorrebbe poter dare spazio ai propri desideri nascosti. Nel film la particolarità della chiamata di ogni apostolo-evangelista si esprime nella specifica musica interiore che Ea è in grado di riconoscere e rivelare, chinandosi sul petto di ciascuno di loro e mettendosi in ascolto, con un gesto che ricorda quello del discepolo amato nei confronti di Gesù, nel racconto dell’ultima cena che leggiamo nel vangelo secondo Giovanni. A differenza del Nuovo Testamento, che parla soprattutto di Gesù, in questo nuovo Nuovo Testamento, gli apostoli-evangelisti parlano di sé stessi e in particolare di ciò che per loro finisce per costituire – attraverso un percorso di conversione – un vangelo, una buona novella. In realtà, non si tratta di qualcosa di molto diverso dal contenuto dei vangeli canonici, che si offrono a noi come un racconto capace di esprimere ciò che, da parte dell’autore, è stato sperimentato come buona novella per la propria vita. Nel caso dei nuovi apostoli-evangelisti, la buona novella che viene raccontata è per il primo apostolo-evangelista la salvezza da una vita priva di senso per ritrovare la libertà che possiedono gli uccelli del cielo (come nel passo evangelico riguardante un’esistenza libera da preoccupazioni eccessive), per la seconda apostola-evangelista è l’accettazione di una vita segnata da una disabilità che tuttavia si rivelerà capace di suscitare e attrarre amore, per il terzo apostolo-evangelista è un amore d’infanzia perduto, mai dimenticato e infine ritrovato, per il quarto apostolo-evangelista è la conversione da un’esistenza ossessionata dalla morte alla dedizione assoluta dell’amore, per la quinta apostola-evangelista è la surreale esperienza dell’incontro con un animale, un gorilla liberato dal circo dove lo tenevano in gabbia, che si rivela in grado di offrire amore più e meglio del suo compagno umano, per il quinto e ultimo apostolo-evangelista, un bambino come la protagonista Ea, è l’esperienza liberante di poter realizzare il desiderio di diventare una bambina e di restituire al mare un pesce trovato nel proprio piatto e ritrovato poi in sogno vivo e vitale. Il nuovo Nuovo Testamento di Van Dormael risulta alla fine costituito dall’insieme dei racconti di questi percorsi di vita e dal libro che ne viene tratto, un libro illustrato con disegni più che scritto, date le difficoltà di scrittura dello scrivano di Ea, quasi a suggerire che la sostanza della libertà e dell’amore può trovare nelle vite dei suoi protagonisti le strade più impensate e di conseguenza essere espressa nelle modalità più diverse, a misura dei protagonisti, degli autori e dei fruitori di questa nuova forma di Vangelo. Il nuovo Nuovo Testamento si propone quindi come una parabola evangelica e surreale su come la ricerca della propria via – personale e unica – per cercare e trovare la libertà e l’amore possa diventare un vangelo, una buona novella per sé e per gli altri.

Riferimenti:

Jaco Van Dormael, Le Tout Nouveau Testament, Terra Incognita Films, Belgio – Francia – Lussemburgo 2015.
Edizione italiana: Dio esiste e vive a Bruxelles

Genesi 1, 25.31
Esodo 14
Cantico dei Cantici
Matteo 14, 22-36
Matteo 6, 25-26
Marco 10, 13-16
Giovanni 13, 25

S. Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali. Ricerca sulle fonti. (Edizione con testo originale a fronte, a cura di Pietro Schiavone SJ), San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2012 (prima edizione 1995), n. 186 (p. 265) e n. 21 (p. 96).

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