Riflessioni teologiche – 14. Ripensare il teismo: post-teismo e dintorni (parte 1)

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

Con Dio e senza Dio, credenti e non credenti – più che indicare possibilità rigidamente alternative – circoscrivono le zone estreme di un campo di interazione tra forze e significati diversi. L’esplorazione di questi territori dai confini incerti può partire da alcune parole chiave (post-teismo, non teismo, ana-teismo) che suggeriscono le direzioni dei recenti tentativi, in ambito cristiano, di criticare e ripensare il teismo. (Parte 1)


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riflessioni teologiche 14

Parlare di con Dio e di senza Dio, di credenti e di non credenti, aiuta certamente a suggerire la direzione di un cammino o, ancor meglio, a circoscrivere uno spazio da esplorare, riconoscendo gli orizzonti che si intravedono ai suoi confini estremi. La realtà che queste parole intendono esprimere, tuttavia, è più complessa e variegata di quanto potrebbe forse sembrare, come appare evidente man mano che ci avviciniamo ad essa per osservarla, descriverla e provare a definirla nei suoi tratti caratteristici. Vorrei dedicare i prossimi video all’esplorazione di questo spazio, all’interno del quale si possono distinguere territori diversi, tra i quali corrono confini incerti e mutevoli, che separano e insieme uniscono. A partire dalla presentazione di alcune parole chiave, che saranno da approfondire ulteriormente, vorrei provare qui a delineare una sorta di mappa, anche se incompleta e provvisoria, che faccia emergere differenze e somiglianze, potenzialità e peculiarità, sovrapposizioni e contaminazioni. Va premesso che il punto di vista di queste considerazioni è quello del cristianesimo, perché ovviamente i temi di Dio, del divino e della loro critica potrebbero essere oggetto di riflessione anche da punti di vista esterni al cristianesimo. Il cristianesimo e la sua storia bimillenaria sono, tuttavia, l’ambito nel quale buona parte di questa terminologia è stata elaborata, talvolta in aperta contestazione dell’insegnamento ufficiale delle diverse chiese. Anche a partire da questo, vorrei concentrare l’attenzione su tre termini che, mi pare, esprimono, da un punto di vista cristiano, gli orientamenti principali della critica al teismo di questi ultimi decenni e dei tentativi di ripensare il teismo stesso. Post-teismo, non teismo e ana-teismo condividono una comune pars destruens, costituita essenzialmente dalla moderna critica rivolta al teismo da diverse filosofie, talvolta chiamando in causa anche i risultati delle scienze. Questa critica al teismo, nel caso del cristianesimo, si specifica e si concretizza nella critica di buona parte dei suoi asserti dogmatici. In questo primo approccio la mia proposta è di interpretare i tre termini mettendoli in relazione con gli altri termini che anche storicamente definiscono in ambito filosofico e teologico questo dibattito: teismo, panteismo, ateismo. Il teismo cristiano trova espressione in una varietà di posizioni, che spaziano, ad esempio, dai contenuti del Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992 alle elaborazioni teologiche della maggior parte dei teologi cristiani, che sono appunto per lo più teisti, ritenendo che Dio esista e che si possano attribuire a lui, come a un essere personale, le caratteristiche che la tradizione bimillenaria delle chiese cristiane gli ha riconosciuto: unità, eternità, bontà, onnipotenza, onniscienza, possibilità – e scelta effettivamente compiuta – di intervenire sulla realtà, anzitutto creandola dal nulla e mantenendola nell’essere, poi salvandola dal male e infine conducendola al suo compimento eterno. Il panteismo, nelle diverse formulazioni che ne sono state date nel corso della storia, esprime invece la convinzione che la realtà e Dio sostanzialmente coincidano e che quindi ogni realtà – dalla natura nelle sue diverse componenti fino agli esseri umani – sia divina e in un certo senso coincida appunto con Dio stesso; in questa visione, perciò, Dio non presenta le caratteristiche personali e individuali che gli vengono attribuite in genere dalle concezioni teistiche. L’ateismo, invece, nega che esista un Dio e afferma quindi la realtà come qualcosa che esiste non come opera di un atto creativo di Dio ma, nel suo dinamismo non finalistico, come risultato e combinazione evolutiva – secondo l’espressione di Jacques Monod – di caso e necessità. Nell’accezione in cui utilizziamo il termine qui, l’ateismo si caratterizza anche per il rifiuto e l’opposizione nei confronti dell’idea del Dio delle religioni e del cristianesimo e quindi come una sorta di anti teismo.
(fine parte 1)

Riferimenti:

Sul sito di Wikipedia si possono leggere le seguenti voci:
Teismo
Panteismo
Ateismo