Letture festive – 17. Diversamente – 7a domenica del Tempo Ordinario Anno C

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

7a domenica del Tempo Ordinario Anno C – 20 febbraio 2022
Dal primo libro di Samuele – 1Sam 26,2.7-9.12-13.22-23
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi – 1Cor 15,45-49
Dal Vangelo secondo Luca – Lc 6,27-38


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letture festive 17

L’episodio raccontato nel primo libro di Samuele ci mostra un Davide non ancora re, inseguito dall’allora regnante re Saul che lo vorrebbe eliminare, vedendolo come una minaccia per il proprio potere regale. Davide riesce a introdursi di notte nell’accampamento, con la possibilità di uccidere Saul, ma di fronte a questa opportunità di chiudere la partita con il suo persecutore, Davide sceglie di comportarsi diversamente. Si tratta, in questo caso, della scelta di una vera e propria strategia di non violenza: Davide ruba la brocca dell’acqua e la lancia che si trovano vicino alla testa di Saul addormentato, mostrandogliela in seguito per dimostrare la propria intenzione di interrompere la catena della violenza, agendo diversamente da come avrebbero fatto altri al suo posto. Paolo cerca di spiegare ai cristiani di Corinto come l’essere umano non vada pensato come un essere a una sola dimensione, ma possa e debba vivere – anche se diversamente – ciascuno dei propri diversi livelli e dimensioni. Paolo li denomina per coppie di opposti: essere vivente e spirito datore di vita, corpo animale e corpo spirituale, primo uomo e secondo uomo, tratto dalla terra e proveniente dal cielo, fatto di terra e fatto di cielo. Non si tratta, tuttavia, di un’antropologia rigidamente dualistica, come potrebbe sembrare, ma di un modo di esprimere la ricchezza e multiformità dell’essere umano indicando le polarità estreme che creano quella sorta di campo magnetico in cui ciascun aspetto dell’esistenza può e deve essere vissuto in pienezza e diversamente rispetto agli altri. Nel discorso di Gesù presentato dall’evangelista Luca, i discepoli disponibili all’ascolto sono invitati ad agire diversamente dal modo comune, che viene definito come quello dei peccatori. Tutti noi, infatti, in quanto umani che tendono a proteggere sé stessi, nel modo di agire che ci accomuna amiamo quelli che ci amano, facciamo del bene a quelli che ci fanno del bene, prestiamo per ricevere altrettanto. Ai discepoli che intendono seguire la via di Gesù, invece, è richiesta una condotta radicalmente diversa: amare i nemici, fare del bene a quelli che li odiano, benedire coloro che li maledicono, pregare per coloro che li maltrattano, a chi percuote loro la guancia offrire anche l’altra, a chi strappa loro il mantello non rifiutare neanche la tunica, dare a chi chiede e a chi prende le loro cose non richiederle indietro. È il comportamento di chi riesce a reagire alla violenza in modo non violento, attraverso strategie di provocazione intenzionale e azioni inattese, capaci di spiazzare il destinatario. Si tratta – sul piano della prassi concreta – di ciò che – sul piano dei testi biblici – sono e si propongono di essere le parabole evangeliche: provocazioni in forma narrativa, rivolte all’ascoltatore per indurlo a interrogarsi e porsi diversamente nei confronti della realtà. Questo porsi diversamente, l’unico in grado di far compiere alle relazioni tra le persone un salto di qualità, dovrà poi consolidarsi a questo livello – diverso, più profondo e superiore – al quale avrà condotto i rapporti interumani, replicandosi non più sul piano della diversità, ma sul piano della reciprocità e della corrispondenza tra azioni e reazioni. È su questo piano che i discepoli – se si saranno lasciati muovere dalla misericordia, cioè anzitutto dall’avere a cuore i miseri – troveranno una vita riempita con abbondanza, che non li giudicherà, non li condannerà e li perdonerà, perché avranno saputo non giudicare e non condannare e saranno stati capaci di offrire perdono.