Letture festive – 29. Intravedere – 5a domenica di Pasqua Anno C

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

5a domenica di Pasqua Anno C – 15 maggio 2022
Dagli Atti degli Apostoli – At 14,21b-27
Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo – Ap 21,1-5a
Dal Vangelo secondo Giovanni – Gv 13,31-33a.34-35.


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letture festive 29

Intravedere significa vedere in lontananza o di sfuggita, per cui confusamente, percependo in modo vago, ma intravedere può significare anche intuire e prevedere. L’esperienza di fede, dei con Dio e del senza Dio, comporta un intravedere in entrambi questi significati. Nel racconto di Atti, che presenta la condizione paradigmatica di chiese nascenti, si possono riconoscere diverse esperienze di questo tipo: Paolo e Barnaba parlano ai discepoli di una sorta di inevitabile passaggio attraverso tribolazioni, oltre il quale però si può intravedere ciò che viene definito nei termini evangelici di Regno di Dio; durante i loro viaggi missionari questi predicatori del vangelo designano alcune persone come responsabili delle singole comunità perché intravedono in loro qualcuno che potrà svolgere adeguatamente questo servizio; il presupposto generale che sta alla base del racconto di questa intensa attività apostolica è l’aver intravisto il progressivo aprirsi della porta della fede cristiana anche per quei pagani che ne erano tenuti fuori e l’aver assecondato questa fondamentale evoluzione del cristianesimo primitivo. Nel libro dell’Apocalisse ciò che un Giovanni visionario afferma di vedere consiste in realtà nell’intravedere profeticamente nella realtà attuale e tangibile, che viene definita come ‘la terra e il mare di prima’, una realtà più autentica e profonda, anche se in uno stadio germinale, che è possibile per ora, appunto, solo intravedere: una realtà descritta nei termini di un cielo nuovo e una terra nuova, dove la presenza di ciò che più si attende e più si desidera viene intravista in una pluralità di immagini, in fondo terrene: una città, Gerusalemme, che scende dall’alto sulla terra; una sposa preparata per le nozze con il suo sposo; una tenda capace di accogliere tutta l’umanità e tutti i popoli invitati a sperimentare l’essere insieme a loro di Dio stesso; l’esperienza di occhi le cui lacrime vengono asciugate, l’esperienza del venire meno del lutto, del lamento, dell’affanno e addirittura della morte. Sono cose di prima che vengono considerate ormai passate, alla luce del rinnovamento di ogni cosa; si tratta però di una realtà che per ora può essere soltanto profeticamente intravista da un visionario, cioè da qualcuno in grado di cogliere in anticipo e comunicare ad altri elementi di novità che saranno visti dai più solo in futuro. Ambientato nella notte della cattura di Gesù, grazie anche al complice tradimento da parte di Giuda, il racconto evangelico di Giovanni, in modo inatteso e spiazzante, intravede, proprio in questo avviarsi della catastrofe imminente, la glorificazione di Gesù e quella di Dio, come un unico processo di paradossale manifestazione gloriosa di Gesù e della sua condizione divina. Si evoca qui la rara capacità di intravedere, con occhio evangelico, oltre l’apparente fallimento di ogni destino trionfale e oltre la tragica concretezza della sofferenza e della morte, una dimensione che, nella sua profondità, si rivela diversa e trascendente. Ma vi è un’altra capacità, questa volta meno rara e anzi virtualmente alla portata di tutti; quella di intravedere nel comportamento di reciproco amore tra i discepoli, il contrassegno di un’ispirazione proveniente dalla figura di Gesù e dal comandamento-insegnamento evangelico dell’amore vicendevole tra discepoli. Solo se questo è ciò che chiunque può vedere come concretamente vissuto nella comunità ecclesiale, solo allora si può chiedere, a chi vede questo, di provare a intuire l’ispirazione che ne sta all’origine, intravedendo nei suoi discepoli i tratti della figura di un Gesù che, invece, come tale si sottrae alla visione, per lasciare spazio all’eloquenza dell’amore vicendevole, vissuto e testimoniato dai discepoli.

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