Riflessioni teologiche – 26. Osare un cristianesimo radicalmente ecumenico (parte 2)

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

In questo momento storico, caratterizzato da pluralismo culturale e religioso, frammentazione e disgregazione sociale, osare un cristianesimo radicalmente ecumenico e capace di accogliere i con Dio e i senza Dio presuppone tre condizioni, non facili ma tuttavia realizzabili fin da ora: il risvegliarsi nei credenti del desiderio cristiano di unità che ha animato il movimento ecumenico e che andrebbe rivolto alla pluralità di coloro che vivono forme di cristianesimo diverse dalla propria, sia all’esterno che all’interno delle chiese; la decostruzione e il superamento – grazie alla riflessione teologica – degli impedimenti concettuali alla comunione possibile; la scelta consapevole e motivata, da parte delle comunità cristiane e dei loro responsabili, di accogliere chiunque desideri vivere il discepolato cristiano anche nella dimensione comunitaria della chiesa. (parte 2)


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riflessioni teologiche 26

Con la definizione di cristianesimo radicalmente ecumenico si intende indicare qui una casa abitabile, aperta e accogliente per chiunque – come singolo o come comunità – intenda ispirare la propria vita al messaggio evangelico e alla figura di Gesù e desideri farlo vivendo in qualche modo anche la dimensione comunitaria e quindi ecclesiale che fin dagli inizia caratterizza l’esperienza cristiana nella sua variegata vicenda storica. Perché si possa parlare di cristianesimo radicalmente ecumenico queste due condizioni – l’ispirarsi alla figura di Gesù e l’inserirsi in una dimensione comunitaria – andrebbero ritenute necessarie e sufficienti. Necessarie, perché se, ad esempio, non vi fosse il desiderio di vivere la dimensione comunitaria ed ecclesiale del cristianesimo avremmo un ispirarsi alla figura di Gesù che sarebbe certamente individualmente possibile e legittimo, ma che sarebbe diverso da un cristianesimo radicalmente ecumenico e peraltro neppure interessato a diventare tale. Si tratta tuttavia anche di condizioni sufficienti, perché – pur nelle plurali e diverse interpretazioni di che cosa significhi ispirarsi a Gesù e vivere la dimensione ecclesiale e comunitaria – dovrebbe essere possibile concentrare e riconoscere in queste due condizioni, come vedremo nell’articolarsi della riflessione teologica, tutto l’essenziale del cristianesimo, nella pluralità delle sue forme. A partire da un punto di vista che qui è quello del cattolicesimo, ma che può verosimilmente trovare corrispondenza anche nelle altre chiese, questo cristianesimo radicalmente ecumenico, si potrebbe concretizzare – tanto a livello individuale quanto a livello comunitario – a tre condizioni. La prima condizione: che vi sia alla radice un desiderio cristiano, fraterno e sororale, di unità e comunione anche con chi vive, come singolo e come comunità, forme di cristianesimo diverse dalla propria, in un ambito ampio che dovrebbe estendersi da chi condivide le posizioni teistiche più tradizionali fino a coloro che intendono il proprio cristianesimo in modo post-teistico o persino non teistico. La seconda condizione: che si decostruiscano e si rimuovano – grazie a interpretazioni teologiche del cristianesimo che ne legittimino la pluralità – gli impedimenti concettuali alla comunione possibile, in particolare attraverso il riconoscimento – da una parte – della perdurante distanza tra la realtà ultima intesa nella fede e le sue rappresentazioni concettuali e – dall’altra – della strutturale limitatezza e fallibilità di tali rappresentazioni concettuali, nel loro essere esposte a errori che possono essere anche non superabili per l’intelligenza e per la coscienza. La terza condizione: che si compia la scelta, da parte delle comunità cristiane e dei loro responsabili, di accogliere chiunque desideri vivere il discepolato cristiano anche nella dimensione comunitaria della chiesa, attraverso modalità differenziate e concrete che legittimino e promuovano insieme – in modo sostenibile per il vissuto delle diverse comunità ecclesiali – pluralità, comunione e unità. Queste tre condizioni (che vorrei approfondire nei prossimi video) non sono certamente di facile attuazione, ma ciò non impedisce tuttavia di provare ad impegnarsi per iniziare a realizzarle fin da ora, anche alla luce di due linee di condotta ispiratrici del papato di Francesco; la prima dichiarata in un testo: «iniziare processi anziché possedere spazi» (come recita il n. 223 di Evangelii Gaudium) e la seconda praticata di fatto senza dichiararla espressamente: intraprendere processi di rinnovamento senza dover necessariamente modificare prima le leggi vigenti nella chiesa, ma limitandosi ad interpretarle in modo diverso. Si tratta di aspetti che mi pare caratterizzino anche questa proposta di osare un cristianesimo radicalmente ecumenico e che la possano rendere concretamente praticabile. Parliamo infatti qui di un approccio che rinuncia a possedere o circoscrivere spazi per promuovere invece, in sé e negli altri, purché disponibili alla conversione, processi di risveglio di un desiderio cristiano di unità e processi di accoglienza e comunione fattiva e rispettosa della pluralità; si tratta inoltre di un approccio che non richiede necessariamente pronunciamenti ufficiali o modifiche normative, ma una disponibilità ad interpretare, in una direzione che legittimi la pluralità nell’unità, affermazioni e riflessioni già presenti nel magistero e nella teologia cattolica. Un’importante precisazione: il fatto che non siano richieste necessariamente modifiche normative non significa in nessun modo che possano essere abbandonate le istanze di rinnovamento e riforma ecclesiale giustamente presenti nelle diverse comunità cristiane, istanze che – in ambiti ecclesiali confessionali e interconfessionali, sinodali o conciliari – possono richiedere in forme anche radicali trasformazioni strutturali delle chiese, pronunciamenti ufficiali che aprono stagioni nuove e introducono novità rilevanti, nuove formulazioni della fede e nuove configurazioni normative della vita ecclesiale. Ciò che vorrei intendere qui è semplicemente che il vivere fin da ora da parte dei singoli e delle comunità un cristianesimo radicalmente ecumenico non richiede come condizione previa e necessaria l’attuazione di quel rinnovamento e di quelle riforme ecclesiali anche radicali, che pure sono auspicabili e che dovrebbero per quanto possibile essere accolte e tradotte in pratica da ogni comunità e confessione cristiana.

Riferimenti:

Francesco,  Evangelii Gaudium. Testo integrale e commento de “La Civiltà Cattolica”, Ancora-La Civiltà Cattolica, Milano 2014, n. 223 (testo reperibile anche sul sito ufficiale del Vaticano)

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