Riflessioni teologiche – 28. Cristianesimo ecumenico e desiderio di unità (parte 2)

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

Osare un cristianesimo radicalmente ecumenico richiede anzitutto di ereditare dall’ecumenismo novecentesco un desiderio cristiano di unità, che si esprima come desiderio di comunione tra chiese o comunità ecclesiali diverse tra loro, come desiderio da parte di chiese o comunità ecclesiali di accogliere e includere in piena comunione tutti coloro che lo desiderino, come desiderio che si nutre della consapevolezza che si è autenticamente cristiani e radicalmente ecumenici precisamente desiderando l’unità e la comunione ecclesiale (parte 2)


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riflessioni teologiche 28

Sono tre le declinazioni di questo desiderio cristiano di unità che Melloni, in riferimento all’ecumenismo novecentesco, formula nei termini di desiderio cristiano di unità delle chiese, desiderio delle chiese dell’unità dei cristiani e desiderio di unità per i cristiani. Queste tre dimensioni dell’ecumenismo novecentesco potrebbero essere applicate, reinterpretandole, anche al cristianesimo radicalmente ecumenico di cui stiamo provando a delineare i tratti. Nella prima declinazione del desiderio cristiano di unità, cioè il desiderio cristiano di unità delle chiese, troviamo desiderata l’unità tra comunità ecclesiali, intese ciascuna come una realtà collettiva, caratterizzata da una propria specifica identità. Si tratterebbe quindi del desiderio rivolto all’unità tra intere chiese, a livello universale o anche locale, e tra comunità ecclesiali, di dimensioni grandi o piccole, ma in ogni caso nella loro realtà comunitaria, anche se composta ovviamente da singoli ed eventualmente da gruppi e sottogruppi interni. Il desiderio di unità tra chiese o tra comunità si rivolgerebbe qui a diversità che riguardano la dimensione collettiva e istituzionale, pubblica e socialmente visibile, rituale e di formulazione ufficiale dei contenuti di fede. Ciò che qui si tratterebbe di desiderare sarebbe l’unità e la comunione tra queste diversità e quindi l’unità tra la diversità e particolarità della mia chiesa o comunità, considerata nel suo insieme, e la particolarità e diversità, anche rilevante, di chiese e comunità altre rispetto alla mia. Un ostacolo nel coltivare questo desiderio potrebbe manifestarsi nel ripiegamento identitario al quale tutte le chiese e comunità sono tentate di cedere, come strategia difensiva davanti alla potenziale minaccia rappresentata da una chiesa o da una comunità altra, il cui riconoscimento e la cui legittimazione sarebbero in effetti inseparabili dal riconoscimento della mia stessa parzialità come chiesa o comunità cristiana e dal riconoscimento del mio non essere la sola chiesa o comunità possibile e fedele al vangelo. Soprattutto in un tempo in cui ogni chiesa e comunità si trova alle prese con problemi interni e con difficoltà provenienti da realtà e fenomeni esterni e non ecclesiali, coltivare con impegno il desiderio di unità delle chiese e cioè il desiderio di unità tra la mia e le altre chiese, potrebbe sembrare l’ultima delle incombenze a cui dedicarsi o addirittura una scelta che espone la mia identità ecclesiale, già minacciata in molti modi, a un ulteriore indebolimento. Desiderare l’unità con il diverso da me richiede, infatti, di abbassare le difese, dedicare tempo e impegno alla coltivazione di questo desiderio, incamminandosi con libertà e sincera apertura, senza sapere fino a quale punto o svolta della strada questo desiderio potrà condurre la mia comunità ecclesiale, così come quella dell’altro da me. Dovremo tornare su questi possibili ostacoli a un desiderio cristiano di unità delle chiese, per chiederci se e in che modo possano essere superati. La seconda declinazione del desiderio cristiano di unità, che ci proponiamo di reinterpretare nella prospettiva di un cristianesimo radicalmente ecumenico, è costituita dal desiderio delle chiese dell’unità dei cristiani, che avrebbe come soggetto le chiese e le comunità ecclesiali e come destinatari i singoli cristiani o le singole persone che potrebbero o vorrebbero essere o diventare cristiane. Da una parte, perciò, avremmo – come soggetti che desiderano l’unità – le chiese e comunità ecclesiali, intese appunto come realtà collettive, caratterizzate da proprie specifiche identità, particolarità e diversità che riguardano la dimensione collettiva e istituzionale, pubblica e socialmente visibile, rituale e di formulazione ufficiale dei contenuti di fede. Dall’altra parte avremmo invece – come destinatari di questo desiderio – singole persone, che sono o si considerano, che potrebbero o vorrebbero, essere o diventare cristiane, singole persone nella loro specifica, singolare e irripetibile umanità, resa tale dal corredo cromosomico e dal loro sesso e genere, dai contesti familiari, sociali e culturali in cui sono nate, cresciute e vissute, dalla loro vicenda personale, dai mille incontri e dalle mille circostanze che ne hanno attraversato e orientato il cammino, nel bene e nel male. Si tratta quindi di una seconda e diversa declinazione del desiderio di unità che nella sua specificità richiede un ulteriore approfondimento.

Riferimenti:

Alberto Melloni, Il desiderio e l’unità: la traiettoria storica dell’ecumenismo, (cercando su Youtube: melloni ecumenismo gregoriana) audio-video della lezione tenuta il 20 ottobre 2015 presso la Pontificia Università Gregoriana nell’ambito del Ciclo di lezioni pubbliche L’unità fra cristiani in cammino promosso nell’Anno Accademico 2015-2016 dal Centro Fede e Cultura “Alberto Hurtado” della PUG.

Alberto Melloni, Per una storia del desiderio cristiano di unità, in Nel mare aperto della storia. Studi in onore di Andrea Riccardi, a cura di J.-L. Durand e altri, Laterza, Roma-Bari 2021, pp. 120-142.

Alberto Melloni, Premesse a una storia del desiderio cristiano di unità delle chiese, in L’unità dei cristiani. Storia di un desiderio. XIX-XXI secolo, Il Mulino, Bologna 2021, Vol I, pp. XI-XIX.

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