Letture festive – 43. Rovesciamenti – Assunzione della Beata Vergine Maria – 15 agosto

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

Assunzione della Beata Vergine Maria – 15 agosto 2022
Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo – Ap 11,19a; 12,1–6a.10ab
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi – 1Cor 15,20–27a
Dal Vangelo secondo Luca – Lc 1,39-56


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letture festive 43

Nella scena descritta dal veggente dell’Apocalisse possiamo vedere rappresentato, come si trattasse di un film proiettato sullo schermo del cielo, una sorta di mitico duello. Si tratta – come in ogni duello – di una contrapposizione frontale, esposta nei suoi possibili esiti a continui rovesciamenti di sorte, di un duello che si svolge tra le forze contrapposte del bene e del male. Le prime sono qui rappresentate da una donna incinta ormai partoriente e le seconde da un enorme drago rosso, dotato di potenza distruttiva e intenzionato a divorare il nascituro. Il duello – già di per sé soggetto a possibili repentini rovesciamenti nel vantaggio di una parte sull’altra – è reso ancora più incerto nel suo esito dalla contemporaneità del parto. L’evento del parto colloca da sempre entrambi i suoi protagonisti – la madre e il nascituro – sulla soglia che separa la vita dalla morte, in un esito che rimane fino alla fine incerto e che si trova anch’esso esposto a rovesciamenti tra fortuna e sfortuna. Anche noi – resi spettatori della drammatica scena dal racconto del veggente apocalittico – restiamo con il fiato sospeso nell’attesa di contemplare quale rovesciamento di sorte risulterà decisivo in questo duello. Anche noi restiamo in attesa di risposte alle nostre domande: il figlio che deve essere partorito da questa donna misteriosa – donna che è insieme il popolo eletto, la chiesa, ma anche ciascuno di noi credenti – riuscirà questo figlio ad essere sottratto, in un ultimo repentino rovesciamento, ai colpi di coda di ogni possibile drago maligno? Potremo udire la proclamazione della salvezza attesa, per cui a prevalere sarà infine, in un ultimo rovesciamento, la forza paradossale di questo neonato così avventurosamente partorito?

Il doppio rovesciamento che Paolo delinea, scrivendo ai cristiani di Corinto, riguarda il tema decisivo dei modi nei quali la vita e la morte appartengono al passato e al futuro di ogni credente. Il primo rovesciamento riguarda la duplice umanità da cui ci provengono inizialmente morte e vita: l’umanità primordiale di Adamo – dal quale abbiamo ereditato la nostra costitutiva mortalità – viene rovesciata nell’umanità pienamente matura e vitale che possiamo riconoscere nella figura di Cristo. Si tratta, grazie a questo primo rovesciamento, di un’umanità ancora incompiuta, da intendere come una sorta di caparra, di acconto di un’eredità futura, come la primizia maturata precocemente di un albero pieno di altri germogli in attesa di diventare frutti maturi. Si produce in questo modo nell’umanità del credente e per tutta la durata della sua esistenza, una tensione dinamica tra morte e vita che rimane incompiuta fino appunto al suo compimento, reso possibile da un secondo e definitivo rovesciamento di sorte, che vedrà – contrariamente alle apparenze – l’annientamento della morte, in un ultimo combattimento vittorioso. Ad essere associati a questo compimento vittorioso della propria esistenza umana e mortale saranno tutti coloro che – come dice Paolo – sono di Cristo e cioè coloro che tra il primo e il secondo rovesciamento avranno imparato a vivere la propria umanità raccogliendo primizie e coltivando germogli.

Nel racconto evangelico della cosiddetta visitazione di Maria a Elisabetta, che culmina nel Magnificat di Maria, troviamo due tipi di rovesciamento. Il primo riguarda la relazione gerarchica tra persone di età diversa che – perlomeno nel mondo antico – vedeva il prevalere dell’anziana sulla giovane. Qui è invece la stessa anziana Elisabetta che si rivolge alla giovane Maria quasi riconoscendone la superiorità e operando il primo rovesciamento delle consuete gerarchie sociali e religiose. Ma il secondo rovesciamento – rappresentato dal canto del Magnificat che Luca mette sulla bocca della giovane Maria – è ancora più significativo e stupefacente. Questo inno solenne, intessuto di immagini e parole ricavate dalle scritture ebraiche, nel quale sembrano confluire le principali correnti della tradizione biblica, somiglia assai poco allo stereotipo di una preghiera devota, sussurrata da una donna pia che ne incontra un’altra. Il Magnificat di Maria presenta invece i tratti di un manifesto eversivo, che delinea il programma rivoluzionario di un completo rovesciamento dell’ordine attuale delle condizioni e delle relazioni tra esseri umani. Il fatto che l’attuazione di questo programma di rovesciamento sia attribuita direttamente all’azione di Dio non ne riduce la radicalità rivoluzionaria, se si considera che anche nella tradizione biblica l’agire di Dio viene spesso colto nell’agire degli esseri umani e si concretizza attraverso la loro disponibilità e il loro impegno. Per questo tanto i con Dio quanto i senza Dio possono sentirsi accomunati nella proclamazione esultante e gioiosa del Magnificat, questa utopia intravista e desiderata nei segni e nelle azioni che la preannunciano: i grandi rovesciamenti che si possono realizzare grazie all’atteggiamento umile di una donna, i superbi che si trovano sgomenti e confusi davanti a tali rovesciamenti, il sostituire coloro che occupano posti di potere con persone umili, la redistribuzione delle risorse dei ricchi per nutrire gli affamati, il soccorrere i bisognosi che si affidano a comportamenti di misericordia e a promesse di futuro.