Presentazione

Ho festeggiato il 20 aprile i 25 anni di sacerdozio, ma c’è un altro 25° da ricordare, quello della nascita del CIB (Centro d’Informazione Biblica) e che ha seguito, di lì a poco, la mia ordinazione (1986). Mi era passato di mente, ma me l’hanno ricordato Giuliano, Massimo, Aldo, Dario, ecc., quei fratelli con i quali ho condiviso da subito questa avventura. Niente però nasce all’improvviso; lo si può dire anche nel nostro caso. È stata necessaria una lunga incubazione nel corso della quale ciascuno di noi ha maturato un proprio, personale legame con la Parola di Dio. Non bisogna dimenticare che è stato un cammino iniziato all’interno della comunità giovanile della Cattedrale di Carpi, grazie e intorno a don Lino Galavotti che ci invitò a condividere la preparazione dell’omelia domenicale riflettendo insieme sulla Parola proposta dal ciclo liturgico. Siamo nei primi anni dopo il Concilio – intorno al ’68, ma già prima – comunque gli anni della contestazione giovanile, del risveglio del laicato, anni ricchi di fermenti, di nuovi slanci e di concrete prospettive di rinnovamento ecclesiale. Da quelle serate di preghiera sono nate e maturate molte cose: una delle più belle e più condivise credo sia la riscoperta della ricchezza e dell’importanza dei rapporti umani, quel senso di nuova famiglia e di fraternità che ci ha segnato ed è rimasto vivo anche a distanza di molto tempo. Quella della comunità giovanile è stata in diocesi una realtà – bisogna dirlo – pionieristica, apripista, fermento del mondo dei nostri coetanei che bazzicava nelle parrocchie e a cui testimoniavamo il nostro cammino di fede. Ma non è questo il luogo in cui parlarne, sebbene quest’esperienza meriti una ponderata riflessione all’interno della chiesa locale. Passo dopo passo, qualcuno di noi, un po’ più smaliziato, era approdato ai documenti del Vaticano II ed aveva letto la Dei Verbum (18.11.1965). Avevo notato e mi avevano impressionato per la puntualità e la fermezza dell’insegnamento tre frasi aperte dall’espressione “è necessario”. La prima: «È necessario, dunque, che la predicazione ecclesiastica, come la stessa religione cristiana, sia nutrita e regolata dalla sacra Scrittura. Nei libri sacri, infatti, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli e discorre con essi; nella parola di Dio poi è insita tanta efficacia e potenza, da essere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa saldezza della fede, cibo dell’anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale. Perciò si deve riferire per eccellenza alla sacra Scrittura ciò che è stato detto: “vivente ed efficace è la parola di Dio” (Eb 4,12), “che può edificare e dare l’eredità con tutti i santificati” (At 20,32; cf. 1Ts 2,13)» (21). Alcune considerazioni: a. il testo invita chi annuncia la Parola a cambiare registro; nella predicazione come nella catechesi occorre più obbedienza al contenuto del testo biblico che va illustrato piuttosto che usato come spunto per dire altre cose: b. la Parola di Dio si offre a colui che la legge come nutrimento genuino della propria fede, capace di rimotivarla e assicura le tenuta e stabilità; c. la Scrittura  – non solo il Decalogo – deve regolare la vita cristiana; d. la Parola accolta con fede contribuisce realmente a plasmare la comunità cristiana e guidarla fino all’incontro col suo Signore. La seconda pericope: «È necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla sacra Scrittura» (22). La Bibbia non è più considerata un libro pericoloso, sconsigliato anche ai consacrati e ai religiosi, ma addirittura riconsegnato in toto nelle mani dei laici che non solo possono, ma devono imparare a conoscerla nella sua interezza per riceverne tutti i benefici. La terza: «Perciò è necessario che tutti i chierici, principalmente i sacerdoti e quanti, come i diaconi e i catechisti, attendono legittimamente al ministero della Parola, conservino un contatto continuo con le Scritture, mediante la sacra lettura e lo studio accurato, affinché non diventi “vano predicatore della parola di Dio all’esterno colui che non l’ascolta di dentro”, mentre deve partecipare ai fedeli a lui affidati le sovrabbondanti ricchezze della parola divina, specialmente nella sacra liturgia. Parimenti, il santo sinodo esorta con ardore e insistenza tutti i fedeli, soprattutto i religiosi, ad apprendere “la sublime scienza di Gesù Cristo” (Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine Scritture. “L’ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza

di Cristo”. Si accostino essi volentieri al sacro testo, sia per mezzo della sacra liturgia ricca di parole divine, sia mediante la pia lettura, sia per mezzo delle iniziative adatte a tale scopo e di altri sussidi, che con l’approvazione e a cura dei Pastori della Chiesa lodevolmente oggi si diffondono ovunque. Si ricordino però che la lettura della sacra Scrittura dev’essere accompagnata dalla preghiera, affinché possa svolgersi il colloquio tra Dio e l’uomo; poiché “quando preghiamo, parliamo con lui; lui ascoltiamo quando leggiamo gli oracoli divini”» (25). Faccio anche qui alcune considerazioni. a. In questo tratto si insiste molto sulla spiritualità che deve contrassegnare coloro che hanno incarichi di animazione ecclesiale: questa spiritualità o si alimenta essenzialmente dalle

Scritture o non è cristiana. La spiritualità cristiana, cioè, o è biblica o non è. b. Questa spiritualità si nutre comunitariamente della liturgia, che perciò va curata molto di più, in particolare là dove si proclama la Parola. c. La conoscenza della Scritture è indispensabile per conoscere Gesù. La figura del Cristo, che per tanto tempo è stata come strappata, destoricizzata, resa apolide dal suo popolo e dal suo mondo religioso, vi va ricollocata. Le Scritture sono la via maestra, pena l’incomprensione e il fraintendimento totale della sua persona e del suo insegnamento, pena l’incomprensione e il fraintendimento della realtà – cosa ancora più grave – dell’incarnazione. d. La lettura e lo studio vanno bene, ma è importantissimo non trascurare la preghiera. La preghiera, perché la comprensione della Parola è dono dall’alto; Colui che ha ispirato e guidato gli autori sacri è lo stesso che apre alla conoscenza del suo mistero d’amore attraverso la conoscenza delle Scritture. Nella preghiera occorre cominciare e nella preghiera occorre chiudere, pena perdere il senso della gratuità del dono e alimentare l’orgoglio e la presunzione. Detto questo è ormai detto tutto. Il CIB nasce come servizio alla Parola, un servizio rivolto alla nostra realtà ecclesiale. Lo fa ormai da 25 anni; la prima serie di incontri risale al 1987 ospitati dalla parrocchia del Corpus Domini. Lo fa oggi soprattutto attraverso una serie di conferenze annuali molto qualificate, aperte a tutti, rifuggendo da ogni intento polemico e moraleggiante, invitando a gustare la ricchezza, la bellezza, la capacità che la Scrittura ha di rimotivare e rendere adulta la nostra fede. E anche oggi rimane sempre nel nostro cuore, in mezzo alle difficoltà e agli impegni, l’auspicio con cui si chiude la Dei Verbum: «In tal modo dunque, con la lettura e lo studio dei sacri libri “la parola di Dio compia la sua corsa e sia glorificata” (2Ts 3,1), e il tesoro della rivelazione, affidato alla Chiesa, riempia sempre più il cuore degli uomini. Come dall’assidua frequenza del mistero eucaristico si accresce la vita della Chiesa, così è lecito sperare nuovo impulso alla vita spirituale dall’accresciuta venerazione della parola di Dio, che “permane in eterno” (Is 40,8; cf. 1Pt 1,23-25) »(26).

Il Presidente

don Alberto Bigarelli

Carpi, 8 settembre 2011: Festa della natività della B.V. Maria

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