Letture festive – 11. Preparare – Battesimo del Signore

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

Battesimo del Signore – Anno C – 09 gennaio 2022
Dal libro del profeta Isaìa – Is 40,1-5.9-11
Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito – Tt 2,11-14; 3,4-7
Dal Vangelo secondo Luca – Lc 3,15-16.21-22


Secondo il profeta Isaia l’esperienza di essere consolati e l’impegno a preparare questa stessa esperienza si intrecciano. Le parole di consolazione sono tali perché annunciano la fine di una tribolazione prodotta da comportamenti meritevoli di condanna. L’intervento di preparazione richiesto consiste nel rendere praticabile la strada da percorrere per ritornare a quella patria dalla quale ci si era dovuti allontanare, ma questa preparazione da sola non basta. Il percorrere concretamente la strada non coincide con la preparazione della stessa. Anche quando la strada è stata completamente spianata, siamo solo all’inizio di quell’effettivo camminare che è necessario per percorrerla. L’itinerario delineato dall’apostolo Paolo è in fondo analogo: rifiutare l’iniquità e vivere nel mondo con sobrietà e giustizia sono una forma di preparazione necessaria ma non sufficiente per sperimentare la salvezza. Questa, infatti, non è una ricompensa per le opere buone compiute, ma il darsi gratuitamente di qualcosa che non può essere acquisito con il proprio sforzo. L’impegno che ci viene richiesto nel fare il bene, tuttavia, crea le condizioni perché ci possiamo aprire a un bene che riceviamo da altri. Si tratta di un’immersione – analoga a quella espressa anche simbolicamente nel rito del battesimo – in un’esperienza di rigenerazione e rinnovamento sperimentata come dono inatteso e gratuito da parte del donatore. A differenza della dinamica antropologica del dono, che si concretizza normalmente come reciproco scambio di doni, nell’esperienza della salvezza colui dal quale riceviamo il bene non è colui al quale facciamo il bene. Vi è la gratuità del dono e non l’obbligo della restituzione. L’evangelista Luca evidenzia il rischio di confondere la preparazione con l’attuazione e con il compimento e il rischio di scambiare il precursore con il messia. In modo paradossale è la stessa buona qualità della preparazione ciò che rischia di far considerare superflui l’attuazione e il compimento, cedendo alla tentazione di ritenersi soddisfatti da ciò che è invece soltanto un inizio, una premessa e appunto una preparazione. Nell’episodio del battesimo di Gesù, Giovanni il battista riesce a interpretare correttamente il proprio ruolo, mantenendo aperta la direzione di gratuità del dono. Lasciare spazio perché chi viene dopo di noi possa essere realmente altro da noi è infatti tra le difficoltà principali di ogni precursore, come lo è di ogni genitore e di ogni maestro. Colui che deve preparare la strada per chi verrà dopo, corre sempre il rischio di voler già predeterminare direzione, tempi e modalità di un compimento, che – pur essendo stato preparato – dovrà tuttavia poter essere libero, eccedente e inatteso.