Riflessioni teologiche – 22. Alle radici del post-teismo: Robinson, Bultmann, Tillich, Bonhoeffer (parte 2)

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

Le problematiche sollevate recentemente nell’ambito del post-teismo erano già state poste dalla teologia del Novecento. John Shelby Spong ripropone in buona parte, nel suo volume del 2018, quanto il vescovo anglicano Robinson aveva scritto nel suo libro del 1963, Honest to God, rifacendosi peraltro a grandi teologi protestanti del secolo scorso come Bultmann, Tillich e Bonhoeffer. (Parte 2)


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riflessioni teologiche 22

Notando come il libro del 1963 del vescovo Robinson, nell’atmosfera culturale della teologia della secolarizzazione, si proponga di raccogliere e rilanciare temi già presenti in grandi teologi protestanti del ventesimo secolo e come a sua volta il vescovo Spong cerchi di riproporre nel 2018, nell’ambito teologico del post-teismo, queste stesse tematiche già presenti in Robinson, ci si potrebbe chiedere come vada interpretato quello che sembra, nella storia della teologia degli ultimi cento anni, il riemergere a ondate successive di temi ricorrenti. Qualcuno potrebbe infatti leggere questi ricorsi storici, che attraversano il Novecento teologico e si protendono nei primi decenni del ventunesimo secolo, come il periodico ripresentarsi di mode teologico-culturali in realtà piuttosto superficiali ed effimere, destinate a non incidere in profondità nella elaborazione teologica più rilevante e duratura che accompagna la lunga storia della chiesa. Trattandosi di sperimentazioni teologiche che provano a comprendere e affrontare questioni spinose e che mettono in discussione approcci radicati, i critici hanno gioco facile nell’evidenziare – nella pars construens di queste proposte teologiche – i punti di debolezza, per tentare rapidamente di archiviare, insieme a queste teologie, anche le istanze di cui sono portatrici. Mi pare, invece, che le opere di Bultmann, Tillich, Bonhoeffer, Robinson e Spong costituiscano altrettanti preziosi tentativi di aprire la teologia a quei cambiamenti radicali che la condizione contemporanea richiede ma che non sono stati ancora intrapresi in modo soddisfacente, neppure da questi stessi autori e per loro stessa ammissione. Non è un caso che Bonhoeffer nel 1945 dica di Bultmann che non solo non è andato troppo lontano ma che al contrario non si è spinto abbastanza in avanti. In modo analogo, sia Robinson nel 1963 che Spong nel 2018 concludono l’introduzione ai propri libri dichiarando che in futuro le loro posizioni teologiche non saranno ritenute troppo radicali ma, al contrario, saranno considerate non abbastanza radicali. È importante notare che ciò che anima questi tentativi non sono semplicemente la curiosità intellettuale e neppure solo la passione e l’impegno per lo studio e la ricerca teologica, ma anzitutto i rispettivi itinerari religiosi personali – spesso travagliati, anche se in modi molto diversi – e soprattutto una finalità che potremmo definire pastorale, quella che il messaggio evangelico rimanga accessibile, credibile e fecondo anche per i contemporanei, dentro e fuori le rispettive comunità ecclesiali. Le proposte teologiche di Bultmann e Bonhoeffer, di Tillich e di Robinson, di Spong e di altri negli ambiti di ricerca riconducibili al pos-teismo, vengono spesso percepite nella loro pars destruens dai loro critici, ma anche dai loro sostenitori, come altrettanti colpi di ariete che, ripetutamente e in modo ricorsivo a distanza di decenni, tentano di sfondare – con alterne fortune – porte e mura di una cittadella fortificata, quella che le teologie e le chiese nei secoli hanno eretto a difesa di alcune loro costruzioni teoriche tradizionali, valutate dagli uni ancora utili o addirittura necessarie e dagli altri non più utilizzabili. In realtà, recuperando di questi stessi autori la preoccupazione pastorale e la sollecitudine per l’annuncio del vangelo, si dovrebbe forse, in una dimensione ecclesiale e comunitaria, rinunciare a una logica di contrapposizione e disarmare la metafora bellica dell’ariete che deve abbattere e distruggere qualcosa, per incamminarsi invece, insieme, nella direzione diversa di una chiesa ecumenica e plurale, estroversa e accogliente, tanto nelle proprie dinamiche interne quanto nell’aprirsi verso l’esterno. Si potrebbe infatti provare a delineare un cristianesimo pensabile e sperimentabile in diverse forme, corrispondenti alle caratteristiche, condizioni e possibilità di ciascuno e in cui perciò risultino legittimate tanto le ricerche teologiche più radicalmente critiche e sperimentali, quanto le interpretazioni del cristianesimo secondo categorie teologiche più tradizionali e consolidate. Si tratterebbe infatti di ricercare, nella reciproca accoglienza richiesta dalla comunione ecclesiale, la composizione vissuta e fraterna delle perduranti differenze, anche teologiche.

Riferimenti:

John A.T. Robinson, Dio non è così. Honest to God, Vallecchi, Firenze 1965
(originale inglese: Honest to God, Student Christian Movement SCM, London 1963).
Rudolf Bultmann, Nuovo Testamento e mitologia. Il manifesto della demitizzazione, Queriniana, Brescia 1970.
Paul Tillich, Si scuotono le fondamenta, Astrolabio Ubaldini, Roma 1970.
Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e Resa. Lettere e scritti dal carcere, a cura di Eberhard Bethge (edizione italiana a cura di Alberto Gallas), Paoline, Cinisello Balsamo 1988.
Robert L. Richard, Teologia della secolarizzazione, Queriniana, Brescia, 1970.

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