Letture festive – 26. Segni – 2a domenica di Pasqua Anno C

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

2a domenica di Pasqua Anno C – 24 aprile 2022
Dagli Atti degli Apostoli – At 5,12-16
Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo – Ap 1,9-11a.12-13.17-19
Dal Vangelo secondo Giovanni – Gv 20,19-31


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letture festive 26

Nel racconto degli Atti i segni e prodigi che il vangelo aveva attribuito a Gesù vengono replicati dai suoi discepoli, addirittura in forma più potente, perché sembra basti l’ombra di Pietro a operare la guarigione degli ammalati. Sono segni e prodigi che corrispondono perfettamente alle attese umane e religiose e perciò attirano le folle e fanno aumentare il numero dei credenti. Ci si può domandare, però, a quale maturità di fede possa condurre un diventare credenti motivato da segni e prodigi, da miracoli e guarigioni. Vi è infatti la possibilità che questo tipo di credenza sia alla ricerca di quello che Bonhoeffer chiama il “Dio tappabuchi” e vi è il rischio che, quando i buchi della vita umana non vengono riempiti con miracoli e guarigioni da parte di qualche divinità, questa fede troppo dipendente dai segni e dai prodigi non riesca più a ritrovare la via del vangelo. Meno evidenti e meno univoci sono, invece, i segni e i simboli descritti nel libro dell’Apocalisse, anche solo per il fatto di provenire dalle visioni di un tribolato, di un perseguitato a causa della propria fede. Si tratta di segni e simboli collocati in un contesto liturgico e domenicale, un contesto ecclesiale e simbolico, che pone al centro la figura di un Figlio d’uomo che era morto ma che ora vive per sempre. È questa condizione, quella di essere passato attraverso una vicenda di morte e resurrezione, quella di essere il Primo e l’Ultimo e perciò capace di dilatare nel tempo il proprio sguardo, una condizione che consente di cogliere i segni che la realtà e la storia offrono alla nostra interpretazione. Anche lo stesso veggente, il Giovanni che – coinvolto con tutti i propri sensi – si volta per vedere la voce che parla e cade come morto, è invitato a condividere questo passaggio dalla morte alla vita, superando il timore, per scrivere e trasmettere ciò che è in grado di discernere e interpretare, sulla linea di confine che separa e unisce il presente e il futuro. Segni tangibili, cioè segni che possiamo toccare, sono quelli pretesi da Tommaso per arrivare a credere e sono quelli che in fondo anche noi pretenderemmo per poter credere. La parola degli altri discepoli, che per noi è testimoniata nelle pagine bibliche, non basta a Tommaso e non basta a noi, ma è proprio questo l’unico accesso che abbiamo alla fede nel Gesù risorto: la parola e la testimonianza di chi ci ha preceduto nel cammino della fede. Il racconto giovanneo dell’incontro e del dialogo tra Gesù e Tommaso descrive un impossibile accesso diretto a Gesù e lo fa precisamente per dissuaderci dal ricercare questo medesimo tipo di approccio. Tommaso, che Giovanni in altri passi chiama anche Didimo, cioè gemello, è appunto in questo il gemello di tutti noi. Noi siamo il gemello di Tommaso/Didimo nel voler avere garanzie tangibili per la nostra fede, ma anche noi, come Tommaso veniamo rimandati dal Gesù di Giovanni all’unica via realmente praticabile: quella del credere senza vedere e senza toccare, basandoci sulla testimonianza di chi ci ha preceduto. Si tratta di una testimonianza depositata nei testi biblici, composti da credenti che hanno inteso così esprimere e trasmettere fino a noi la propria esperienza di fede, perché potesse rimanere come un’opportunità accessibile e praticabile, in modi diversi, anche per chi fosse arrivato dopo di loro. Credere significa quindi per noi oggi accettare di incontrare Gesù nell’ascolto di questo testo, in modo da accogliere come rivolte anche a noi queste parole: «Pace a voi! […] io mando voi […] ricevete lo Spirito». Sono parole che ci invitano a compiere quell’opera di pace che può iniziare solo con il perdono dei peccati, un perdono che diventa nostra responsabilità scegliere di concedere o non concedere. Per incamminarci lungo questa strada non abbiamo bisogno di altri segni, la nostra fede non ha necessità di quei molti altri segni che il vangelo dice essere stati compiuti da Gesù in presenza dei suoi discepoli; sarebbero solo la nostra curiosità o il nostro bisogno di rassicurazione a ricercarli e proprio per questo nel vangelo non li troviamo. I segni, più che sufficienti, che invece troviamo nel libro del vangelo sono stati scritti, appunto, perché possiamo credere e, credendo, possiamo avere la vita nel nome di Gesù.

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