Riflessioni teologiche – 80. Albert Schweitzer e il contesto filosofico-culturale delle interpretazioni mitiche di Gesù

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

Albert Schweitzer nella sua Storia della ricerca sulla vita di Gesù sottolinea il ruolo delle filosofie tedesche nel tentativo, operato dai sostenitori del carattere mitico della figura di Gesù, di mettere in discussione il Gesù storico descritto dal protestantesimo liberale. Un ambiente dove circolavano dapprima le filosofie di Hegel, Schleiermacher e in seguito di von Hartmann e discepoli agevolava i tentativi di allontanare la figura di Gesù da ricostruzioni che la collegavano a un preciso ambiente storico e geografico, per inserirla in concezioni filosofiche più generali. Queste ultime – proponendosi di rendere Gesù più universale – sacrificavano però a questo obiettivo l’eventuale persona storicamente esistita nella Palestina del primo secolo e spianavano la strada ai tentativi di inserire la sua figura nell’ambito delle mitologie greco-latine e medio-orientali del periodo ellenistico.


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Nella sua Storia della ricerca sulla vita di Gesù Albert Schweitzer, dopo aver ricordato scarsità e dubbia utilità delle testimonianze extra-bibliche riguardanti l’esistenza del Gesù storico e prima di presentare gli autori che affermano il carattere mitico della figura di Gesù, sottolinea l’importanza del contesto filosofico e culturale dell’epoca nell’orientare la ricerca degli studiosi alla messa in discussione di quel Gesù storico così caro al protestantesimo liberale. Parlando dei sostenitori dell’approccio mitologico e di quanto rese possibile il loro tentativo, a partire dai dubbi sull’utilizzo dei testi neotestamentari come testimonianze attendibili sul Gesù storico, Schweitzer afferma: «queste possibilità e tentazioni teoretiche non sarebbero state sufficienti a convincere una serie di ricercatori a rinnovare la vecchia impresa con i mezzi della moderna scienza mitologica, se non fossero stati interessi molto pratici a muoverli in questo senso. Osarono attuare questo progetto poiché la loro concezione della religione esigeva categoricamente di porre fine alla venerazione del Gesù storico presente nel protestantesimo più libero». E qui Albert Schweitzer accenna brevemente ad alcuni esponenti della filosofia tedesca dell’epoca – Hegel e Schleiermacher nella prima metà dell’Ottocento e von Hartmann e discepoli nella seconda – per sottolineare come la critica mitologica al Gesù storico tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento abbia trovato terreno fertile in un ambiente culturale che cercava di allontanare la figura di Gesù da ricostruzioni che la collegavano a un preciso ambiente storico e geografico, per poterla inserire in una visione filosofica che – proponendosi di renderla più universale – sacrificava però a questo obiettivo il legame della figura di Gesù con l’ambiente storico e geografico del primo secolo in Palestina. Spiega, infatti, Albert Schweitzer che «già in Hegel tra la comprensione concettuale della religione e la figura storica di Gesù come autorità religiosa si determina un rapporto nel quale quest’ultima [e cioè la figura storica di Gesù] diventa superflua o importuna. Hegel però nasconde il problema, poiché non ricava la sua idea di Gesù dalla ricerca empirica, ma la crea e la modella secondo i propri canoni teoretici. Naturalmente però, quando la ricerca storica divenne autonoma, la religione da una parte e la persona e la dottrina di Gesù dall’altra si separarono sempre più».

Schweitzer descrive così gli esiti di questa separazione: «quanti identificano la propria religione con la venerazione del Gesù che la ricerca storica deve indagare vengono […] considerati come coloro che bloccano il progresso e disprezzano la religione della redenzione più elevata, che si annuncia nei miti più arcaici ed è sempre presente al pensiero come conoscenza ultima. […] Si tratta del problema della religione assoluta e della religione storica che Schleiermacher aveva individuato, ma subito dopo oscurato». Dopo aver affermato che la «teologia moderna […] ha intenzionalmente eluso» questo problema, avendo «perso, negli ultimi decenni del diciannovesimo secolo, il contatto vivo con la filosofia e il pensiero», Albert Schweitzer ritiene poi di cogliere una relazione tra questo stesso problema – quello cioè della difficoltà a pensare teologicamente nella religione il rapporto tra dimensione storica e ciò che invece dalla storia prescinde – e quella concezione escatologica della dottrina e dell’attività di Gesù, che per lo stesso Schweitzer costituiscono il nucleo che rende estraneo il Gesù storico anche al cristianesimo otto e novecentesco. In questa lotta tra l’approccio filosofico e le concezioni storiche sostenute dalla teologia e in particolare dalla teologia liberale, «chi si proponeva di strappare la figura di Gesù al cristianesimo moderno aveva [– secondo Schweitzer –] due soluzioni possibili. O dimostrava con un esame oggettivo che la personalità storica di Gesù non era quel modello etico e religioso di cui parlava la teologia storica, oppure ne negava decisamente l’esistenza storica». In altri termini, il tentativo da parte dei filosofi di sottrarre la figura di Gesù al sostanziale monopolio delle chiese, utilizzando la leva delle novità scientifiche emerse nelle ricerche bibliche e nello studio delle religioni in chiave mitologica, poteva puntare in due direzioni: evidenziare la divaricazione tra il Gesù restituito dalle scienze storiche e quello rappresentato dalla teologia oppure, in modo più radicale, negare la stessa esistenza storica di Gesù, per poterne utilizzare poi liberamente la figura nell’ambito e al servizio dei propri sistemi filosofici.

Schweitzer sostiene che «in un primo momento Eduard Von Hartmann e i suoi discepoli diretti e indiretti avevano intrapreso la prima via. Avevano contrapposto la storia reale a quella artificiale. Il loro successo però non era stato decisivo. La teologia si difendeva in tutti i modi possibili e con il suo grande apparato scientifico voleva continuare a idealizzare e modernizzare Gesù senza essere disturbata».
Nello spiegare le ragioni per le quali questa prima strada fu abbandonata Albert Schweitzer ci offre un duplice esempio di quello che potremmo definire l’approccio ideologico che spesso caratterizza la ricerca sul Gesù storico su entrambi i fronti reciprocamente contrapposti. Scrive infatti Schweitzer, riguardo all’esito di questo primo tipo di approccio da parte di Eduard von Hartmann: «l’insuccesso dipendeva da due ragioni fondamentali. In primo luogo il problema doveva essere risolto sul piano puramente storico e in secondo luogo ogni tentativo di screditare il maestro galileo che si riteneva il messia abbandonava chiaramente le vie dell’analisi oggettiva. La teologia, attaccata, poteva così rimproverare giustamente ai suoi avversari una concezione non equa della storia e sentirsi legittimata a sua volta a idealizzare e modernizzare in modo altrettanto di parte». Se questa tentazione di ideologizzare il dibattito sulla storicità di Gesù si ripresenta, come vedremo, anche ai nostri giorni, per quanto riguarda ciò che avvenne agli inizi del Novecento Schweitzer lo descrive in questo modo: «Sembrò allora opportuno battere l’altra strada e negare l’esistenza di Gesù con l’aiuto delle scoperte mitologiche. Questo procedimento aveva un triplice vantaggio. Innanzitutto liquidava il problema della valutazione etica di quella personalità. Era poi la soluzione più radicale, che per di più permetteva di trarre vantaggio da tutte le difficoltà emerse nella ricerca sulla vita di Gesù. In terzo luogo spostava la battaglia in un campo in cui i teologi non avevano dalla loro parte, come era accaduto finora, tutti i vantaggi della specializzazione scientifica. Davanti ai loro occhi veniva posto un materiale che in gran parte era loro estraneo e aveva suscitato un’enorme impressione su quelli tra loro che fino ad allora ne avevano preso conoscenza». Da questa posizione di forza e in questo contesto filosofico-culturale favorevole presero le mosse, a inizio Novecento, gli studi – che dovremo presentare anche se brevemente – dei sostenitori del carattere mitico della figura di Gesù.

Riferimenti:

Albert Schweitzer, Storia della ricerca sulla vita di Gesù, Paideia Editrice, Brescia 1986 (1° ediz. tedesca del 1906, 2° ediz. ampliata 1913)
I testi citati sono tratti dal capitolo 22