Letture festive – 5. Corpi – 4 domenica Avvento C

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

4a domenica di Avvento Anno C – 19 dicembre 2021
Dal libro del profeta Michèa – Mi 5,1-4a
Dalla lettera agli Ebrei – Eb 10,5-10
Dal Vangelo secondo Luca – Lc 1,39-45


Ci sono nella nostra esperienza avvenimenti e processi che sembrano avere una specie di necessità inesorabile, spesso collegata ai nostri corpi, in particolare ai corpi delle donne, come ciò di cui parla il profeta Michea quando dice: colei che deve partorire partorirà. L’attesa di essere salvati si collega qui a un corpo umano che nasce da un altro corpo umano. È da questo piccolo e grande dinamismo di corpi – l’uno che partorisce e l’altro che nasce – che si attende la salvezza. In modo simile, dal corpo comunitario, sociale e religioso della piccola città di Betlemme venne partorito a suo tempo il piccolo Davide, destinato a diventare il grande salvatore e re di Israele. Ogni forma di liberazione e salvezza richiede quindi la nascita di qualcosa di nuovo e può realizzarsi nel mondo solo grazie a un corpo, grazie a un corpo di donna – o a volte grazie a un corpo comunitario – capace di dare ospitalità e dare vita a una nuova vita.
Anche la lettera agli Ebrei parla della salvezza resa possibile da un corpo, destinato a sostituire i cadaveri di innumerevoli animali, inutilmente macellati uno dopo l’altro, per tentare di rendersi favorevole il divino. Il corpo umano da cui proviene la salvezza – quello rappresentato nel corpo del Cristo – è quello capace di farsi carico liberamente e responsabilmente degli altri, anche nell’attraversare la sofferenza, un corpo capace di restare fedele a una missione, un corpo capace di portare a compimento una volontà di bene.
Ciò che l’evangelista Luca racconta nell’episodio della visita di Maria a Elisabetta, potrebbe essere letto come l’incontro di due corpi di donne, entrambe in attesa di partorire. Corpi in grado di corrispondere al meglio alla propria vocazione di corpi umani: da una parte abbiamo il dinamismo di un corpo che sa alzarsi quando necessario per mettersi in cammino senza indugio verso la propria destinazione, portando in sé un peso che però è reso leggero dall’essere il peso di una vita in formazione, promessa, attesa e portatrice di speranza; abbiamo qui la capacità di un corpo di entrare nello spazio fisico ed emotivo dell’altra persona in modo comunicativo, suscitando una reazione di accoglienza e rendendo possibile una parola di sapienza ispirata. Dall’altra parte abbiamo un corpo empatico, capace di fare spazio al corpo dell’altra persona e a ciò che porta con sé, riconoscendosi in una condizione simile che rende possibili la reciprocità e la sororità, cioè tra donne sorelle quella che è la fraternità tra uomini fratelli; abbiamo qui un corpo capace di riconoscere i propri movimenti interiori ed esprimerne il significato anche verbalmente; abbiamo qui la capacità di porsi in ascolto – attraverso l’ascolto del proprio corpo – di quanto il corpo dell’altra persona manifesta e comunica. In questo modo un corpo intuisce il significato profondo racchiuso nell’altro corpo: cioè che la beatitudine e la felicità si manifestano là dove un corpo riesce a dare fiducioso ascolto a parole autentiche. Solo così, infatti, può fiorire – in ogni corpo aperto all’ascolto – una novità corporea capace di portare salvezza ai corpi di tutti i viventi.