Riflessioni teologiche – 91. Intermezzo: condizioni ecclesiali per una teologia e cristologia non-teistiche

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

Il nostro intermezzo, collegato al dibattito sulla non-esistenza storica di Gesù, si propone di mostrare le condizioni teologico-fondamentali per una cristologia senza Gesù storico che sia – a differenza di quella teistica proposta da Thomas Brodie – non-teistica. Ciò richiede di individuare anzitutto le condizioni ecclesiali ed epistemologiche di una teologia non-teistica. Le condizioni ecclesiali potrebbero essere le medesime tre richieste da un cristianesimo radicalmente ecumenico: 1. un desiderio cristiano di unità che includa i non-teisti; 2. sul problema della verità, la tolleranza dell’errore di una coscienza invincibilmente erronea; 3. la scelta concreta di pratiche di comunione che consentano la convivenza in una medesima comunità cristiana di teisti e di non-teisti.


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riflessioni teologiche 91

Queste riflessioni teologiche hanno come motivo ispiratore quello di raccogliere le briciole cadute dalla tavola del Vangelo affinché anche i senza Dio possano cibarsene e possano farlo – se lo desiderano – anche all’interno di un contesto comunitario ed ecclesiale. Ho voluto chiamare intermezzo il punto al quale siamo arrivati, perché ci troviamo al centro di un passaggio decisivo delle nostre riflessioni teologiche, quello che riguarda la messa in discussione dell’esistenza storica di Gesù. Ci siamo dedicati, infatti, alla presentazione dei negatori del Gesù storico tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, presentazione che Albert Schweitzer fa a inizio Novecento, negli ultimi capitoli della sua Storia della ricerca sulla vita di Gesù. Dopo questo intermezzo ci proponiamo di presentare gli argomenti degli autori nostri contemporanei che nuovamente mettono in discussione l’esistenza storica di Gesù. L’intermezzo dovrebbe servire in particolare a chi dovesse trovare convincenti le argomentazioni dei negatori del Gesù storico. Scopo di questo intermezzo sarebbe quello di mostrare sul piano teologico-fondamentale in che modo sia possibile recepire e integrare all’interno di una riflessione teologica ed ecclesiale il dubbio sull’esistenza storica di Gesù o addirittura la convinzione della sua non-esistenza storica. Il primo passo in questa direzione è stata la rapida presentazione della cristologia teistica possibile senza Gesù storico suggerita da Thomas L. Brodie. Ma le nostre riflessioni su un Vangelo per senza Dio richiedono un passo ulteriore: quello di indagare la possibilità, all’interno della chiesa, di una cristologia non-teistica, oltre che senza Gesù storico. Si tratta evidentemente di un passaggio delicato e problematico, ma assolutamente centrale e necessario per queste riflessioni teologiche, come spero si chiarirà meglio nel corso della trattazione. Il primo aspetto da chiarire riguarda la possibilità – prima ancora che di una cristologia non-teistica – di una teologia non-teistica riconosciuta come legittima a livello ecclesiale.

Questo di una teologia non-teistica all’interno della Chiesa potrebbe sembrare, in prima battuta, un ossimoro che accosta parole inconciliabili o una contraddizione o un’assurdità impossibile. Per questo, per poter affermare la legittimità e l’opportunità di una teologia non-teistica, se ne devono anzitutto verificare le condizioni di possibilità, che riguardano essenzialmente due aspetti: il primo si collega alle condizioni ecclesiali necessarie perché possa essere elaborata una teologia non-teistica; il secondo aspetto si collega al chiarimento dello statuto epistemologico, cioè alla domanda su quale sia il tipo di sapere che una teologia non-teistica può chiedere le venga riconosciuto come legittimamente proprio. Le condizioni ecclesiali comporterebbero, ad esempio, che – diversamente da quanto avvenuto nel caso di Thomas L. Brodie – la libertà di parola fosse riconosciuta e si rinunciasse a imporre il silenzio, accettando di correre il rischio che errori e teorie inadeguate o incomplete possano essere in buona fede proposte e conosciute, per poter essere dibattute e criticate, e così confermate o smentite. Ma in generale, le condizioni ecclesiali necessarie per l’elaborazione di una teologia non-teistica potrebbero essere fatte coincidere con quelle che – in queste riflessioni teologiche, dal n. 23 al n. 63 – abbiamo descritto come caratteristiche e condizioni di un cristianesimo radicalmente ecumenico, inteso come alternativa preferibile alla frammentazione conflittuale che minaccia il cristianesimo stesso. Le condizioni di una comunità ecclesiale nella quale siano presenti teisti e non-teisti, con Dio e senza Dio, si avvicinano, infatti, per certi aspetti alle condizioni di comunità idealmente ecumeniche, nelle quali forme diverse di intendere il messaggio cristiano sono consentite e legittimate, alimentano le persone attraverso un reciproco scambio, cercano e sperimentano vissuti di comunione, trovandoli nelle diverse occasioni della vita comunitaria. In particolare, per creare le condizioni ecclesiali di possibilità per l’elaborazione di una teologia non-teistica, comunità cristiane che si riconoscano chiamate a un cristianesimo radicalmente ecumenico dovrebbero ricomprendere – tra le teologie ritenute legittime e praticabili all’interno delle comunità ecclesiali – anche una o più teologie non-teistiche, sulla base delle tre condizioni che sono state ampiamente descritte e sviluppate nelle precedenti citate riflessioni teologiche e che qui richiamiamo brevemente, applicandole in modo specifico alle condizioni ecclesiali di teologie non-teistiche.

1 Prima condizione: il risvegliarsi nei credenti del desiderio cristiano di unità che ha animato il movimento ecumenico novecentesco dovrebbe oggi essere nuovamente sperimentato nella Chiesa come rivolto anche a coloro che intendono vivere forme non-teistiche di cristianesimo all’interno della Chiesa e si riconoscono in interpretazioni non-teistiche del messaggio cristiano. Vi è un fondamentale banco di prova dell’intensità e autenticità di questo rinnovato desiderio cristiano di unità e di comunione ecclesiale: lo si potrebbe individuare nella volontà di superare gli ostacoli che potrebbero spingere a ritenere questa comunione e unità tra teisti e non-teisti non desiderabile o anche impossibile nel cristianesimo e nella Chiesa, non solo di fatto ma anche in linea di principio. 2 Seconda condizione: la decostruzione del problema della verità del teismo o del non-teismo, con il superamento – grazie alla riflessione teologica – degli impedimenti concettuali alla comunione possibile tra teisti e non-teisti. Perché si possa dare una teologia ecclesiale non-teistica sarebbe, infatti, necessario riconoscere e legittimare – in una comunità ecclesiale di fede cristiana prevalentemente teistica – l’esistenza di convinzioni opposte riguardo alla esistenza o non-esistenza di Dio. Ciò potrebbe avvenire soltanto compiendo due decisivi passi: da una parte, accettare come inevitabile che l’uno o l’altro dei soggetti coinvolti – il teista o il non-teista – aderisca alle proprie convinzioni con una coscienza invincibilmente erronea; dall’altra, ritenere che questo eventuale errore non superabile non impedisca – al teista o al non-teista – di vivere in modo sostanzialmente autentico la fede e la comunione ecclesiale da entrambi desiderata e coltivata. 3 Terza condizione: la scelta consapevole e motivata, da parte delle comunità cristiane e dei loro responsabili, di non respingere ma anzi di accogliere, coltivando concrete pratiche di comunione, chiunque – teista o non-teista – desideri vivere il discepolato cristiano anche nella dimensione comunitaria della chiesa. Questa scelta andrebbe concretizzata in pratiche di comunione che rendano sostenibile, feconda, costruttiva e reciprocamente arricchente la vita comunitaria tra cristiani con convinzioni diverse, teistiche e non-teistiche. Da una parte andrebbero create e garantite – in particolare sui punti oggetto di divergenza – occasioni di conversazione libera, aperta, reciprocamente rispettosa e tollerante nei confronti di quello che eventualmente si ritiene l’errore dell’altro. Dall’altra parte andrebbero cercate occasioni di condivisione del molto che sarebbe comunque possibile condividere o riconoscere come comune nei diversi ambiti della vita comunitaria: le celebrazioni liturgiche e sacramentali, le azioni di aiuto a chi ne ha bisogno, l’approfondimento del messaggio cristiano e delle proprie convinzioni di fede, i momenti di festa e convivialità.

Riferimenti:

Riflessioni teologiche (pubblicate su questo sito web e su YouTube) dal n. 23 al n. 63, articolate nelle cinque sezioni:
Pluralità del cristianesimo tra conflitti e “scisma sommerso” (2 parti, dal n. 23 al n. 24)
Osare un cristianesimo radicalmente ecumenico
(2 parti, dal n. 25 al n. 26)
Cristianesimo ecumenico e desiderio di unità (4 parti, dal n. 27 al n. 30)
Cristianesimo ecumenico e problema della verità (9 parti, dal n. 31 al n. 39)
Cristianesimo ecumenico e pratiche di comunione (24 parti, dal n. 40 al n. 63)

Albert Schweitzer, Storia della ricerca sulla vita di Gesù, Paideia Editrice, Brescia 1986 (1° ediz. tedesca del 1906, 2° ediz. ampliata 1913)

Thomas L. Brodie, Beyond the Quest for the Historical Jesus. Memoir of a Discovery, Sheffield Phoenix Press, Sheffield UK, 2012.