Riflessioni teologiche – 21. Alle radici del post-teismo: Robinson, Bultmann, Tillich, Bonhoeffer (parte 1)

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

Le problematiche sollevate recentemente nell’ambito del post-teismo erano già state poste dalla teologia del Novecento. John Shelby Spong ripropone in buona parte, nel suo volume del 2018, quanto il vescovo anglicano Robinson aveva scritto nel suo libro del 1963, Honest to God, rifacendosi peraltro a grandi teologi protestanti del secolo scorso come Bultmann, Tillich e Bonhoeffer. (Parte 1)


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riflessioni teologiche 21

L’utilizzo del termine post-teismo si sta diffondendo in ambito teologico solo in questi ultimi anni, ma le problematiche e gli ambiti di ricerca a cui rimanda hanno radici più antiche. Lo stesso John Shelby Spong che abbiamo presentato nei video precedenti, uno degli esponenti principali del post-teismo contemporaneo, cita nel suo ultimo libro quello che è probabilmente il suo teologo ispiratore definendolo «il mio mentore». Effettivamente la recente proposta teologica di Spong, così come formulata nel suo ultimo libro del 2018, presenta numerose somiglianze e analogie con l’opera principale, pubblicata circa 60 anni fa, di questo autore. Si tratta del teologo e vescovo anglicano inglese John Arthur Thomas Robinson, nato nel 1919 e morto nel 1983. Il suo volume intitolato Honest to God, cioè onesto verso Dio, pubblicato nel 1963 e tradotto in italiano nel 1965 con il titolo Dio non è così, diventa in quegli anni un caso editoriale e suscita un significativo dibattito, nell’ambito di quella che viene chiamata «teologia della secolarizzazione». Nel suo libro il vescovo Robinson esplicita il proprio debito nei confronti di tre figure centrali del pensiero cristiano protestante del Novecento: Rudolf Bultmann, (1884 -1976), Paul Tillich (1886 -1965) e Dietrich Bonhoeffer (1906 -1945). Questi tre autori, pur con le loro importanti differenze, sono però accomunati dal tentativo di ripensare, all’interno del cristianesimo, il teismo, nella direzione di un superamento di ciò che Bultmann chiama «mitologia», di ciò che Tillich chiama «soprannaturalismo» e di ciò che Bonhoeffer chiama «religione», ciascuno ovviamente a partire dal proprio specifico approccio teologico. Bultmann, attraverso lo studio esegetico del Nuovo Testamento, evidenzia il carattere mitico e mitologico di numerosi contenuti biblici – compresi alcuni aspetti riguardanti la rappresentazione di Dio – e la necessità di spogliare di questo rivestimento mitico e mitologico le pagine neotestamentarie, per poter accogliere l’annuncio evangelico nella sua genuinità e potervi rispondere in modo autentico ed esistenzialmente significativo. Tillich si propone di superare la concezione teistica e soprannaturalistica di un Dio collocato in un “sopramondo”, cioè in un cielo o in un aldilà separato dal nostro mondo, senza cadere per questo in un naturalismo incapace di cogliere le dimensioni profonde della realtà. Il suo tentativo è perciò quello di collegare Dio a «ciò che ci riguarda nel modo più assoluto», ai concetti di profondità, di realtà ultima e incondizionata, criticando quindi l’idea di una realtà divina trascendente separata dal mondo, in favore di una realtà capace di auto-trascendenza. Bonhoeffer, nel contesto dell’esperienza estrema del carcere nazista dove sarà impiccato nel 1945, riflette sulla necessità di elaborare i tratti di un cristianesimo non religioso, tenta di rileggere il Nuovo Testamento a partire da quel radicamento nell’umano che troviamo in molte pagine dell’Antico Testamento, invita a rinunciare a considerare Dio come un Deus ex machina, che interviene dall’alto e miracolosamente a risolvere i problemi dell’umanità, un Dio che Bonhoeffer definisce «tappabuchi», per rivolgersi invece – come il crocefisso – al Dio che è con noi mentre ci abbandona. Robinson cita un testo in cui Bonhoeffer parla della necessità di non limitare il processo di demitologizzazione proposto da Bultmann ad alcuni concetti mitologici come miracoli e ascensione ma di allargarlo fino a ricomprendere i concetti di Dio e di fede; scrive, infatti, Bonhoeffer il 5 maggio 1944: «Bultmann non soltanto non è andato troppo lontano, come moltissimi sembrano pensare, ma anzi, non ha proceduto abbastanza. Non sono soltanto i concetti mitologici, come i miracoli, l’ascensione ecc. (che non sono separabili, per principio, dai concetti di Dio, fede, ecc.) a presentarsi in forma problematica, ma anche i concetti “religiosi” in sé stessi. Non si possono separare, come immagina Bultmann, Dio e i miracoli: bisogna esser capaci di interpretare apertamente sia l’uno che gli altri in senso “non religioso”».

Riferimenti:

John A.T. Robinson, Dio non è così. Honest to God, Vallecchi, Firenze 1965
(originale inglese: Honest to God, Student Christian Movement SCM, London 1963).
Rudolf Bultmann, Nuovo Testamento e mitologia. Il manifesto della demitizzazione, Queriniana, Brescia 1970.
Paul Tillich, Si scuotono le fondamenta, Astrolabio Ubaldini, Roma 1970.
Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e Resa. Lettere e scritti dal carcere, a cura di Eberhard Bethge (edizione italiana a cura di Alberto Gallas), Paoline, Cinisello Balsamo 1988.
Robert L. Richard, Teologia della secolarizzazione, Queriniana, Brescia, 1970.

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