Letture festive – 32. Spirito – Domenica di Pentecoste Anno C

Briciole dalla tavola. Vangelo per senza Dio

di Alberto Ganzerli

Domenica di Pentecoste Anno C – 5 giugno 2022
Dagli Atti degli Apostoli – At 2,1-11
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani – Rm 8,8-17
Dal Vangelo secondo Giovanni – Gv 14, 15-16.23b-26


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letture festive 32

Ciò che nel passo di Atti viene descritto come opera dello Spirito è un evento comunicativo riuscito in modo pieno ed efficace, benché inatteso e in certa misura sorprendente. Questo evento comunicativo riguarda l’annuncio del vangelo e viene descritto dal doppio punto di vista di coloro che si sperimentano capaci di esprimersi in altre lingue e di coloro che si sentono rivolgere una parola comprensibile nella propria lingua e cultura. Trova qui espressione emblematica e simbolica uno dei nuclei fondamentali del messaggio neotestamentario, cioè la sua apertura virtualmente senza limiti a una destinazione espressamente universalistica. Questo nucleo del nuovo testamento si rivela essere un nucleo incandescente, al punto da rendere di fuoco anche le lingue che simbolicamente si posano su chi dovrà adempiere a una missione comunicativa, con una propria rinnovata ed efficace capacità di linguaggio e in modi diversificati e plurali. Il messaggio evangelico pervenuto a noi attraverso i secoli, grazie alla testimonianza dei credenti e nella forma scritta di un testo destinato all’ascolto e alla lettura, consiste in un evento comunicativo riuscito ed efficace, nella sua pluralità linguistica e culturale, pluralità già originaria ma destinata a replicarsi in ogni tempo e in ogni luogo, in ogni lingua e per ogni popolo. Vi è qualcosa di sorprendente in questa versatilità poliglotta del messaggio cristiano che riempie di stupore e meraviglia gli stessi uditori della parola, quando si rendono conto che tutti loro, persone di provenienze, culture e lingue diverse, possono essere raggiunte, ciascuna nella sua singolarità linguistica e culturale, da un messaggio evangelico che non può diventare patrimonio esclusivo di nessuna lingua e cultura, proprio per continuare ad essere espresso e rimanere comunicativo in ciascuna lingua e in ciascuna cultura. L’apostolo Paolo utilizza invece il linguaggio dello Spirito per parlare di quella esperienza di trasformazione liberante che sta al cuore del cristianesimo, una trasformazione che è liberante in una duplice direzione. La prima trasformazione liberante è verso la vita e la resurrezione, perché prende le distanze dalla morte e da quei desideri collegati alla morte che Paolo chiama – in una accezione fortemente negativa – carne, quasi a indicare un cadavere, cioè un corpo dal quale la vita abbia preso le distanze, lasciandolo incapace di desideri autentici e vitali, che non si risolvano appunto in pulsioni di morte. La seconda trasformazione liberante è verso una figliolanza adottiva che abilita e introduce a relazioni nuove, a partire dalla relazione fraterna con la figura del Cristo che consente di ereditare ciò che le viene donato, perché prende le distanze da ogni condizione di schiavitù che al contrario tende a far ricadere nella paura chi abbia osato rialzarsi per cercare libertà. Il vangelo di Giovanni presenta lo Spirito come la dimensione spazio-temporale e il contesto in cui rimane permanentemente attuale e offerta a chiunque la possibilità di ascoltare e ricordare la parola di Gesù e fare esperienza cristiana dell’amore evangelico. Da questo punto di vista si potrebbe dire che lo Spirito sia il punto di accesso all’intero dell’esperienza cristiana, un punto di accesso che concentra – come spesso avviene nel vangelo di Giovanni – il tutto nel frammento. Ciò che infatti il testo evangelico descrive nel suo racconto della vicenda di Gesù, collocandolo nel tempo in cui Gesù è ancora presso i suoi, è per il lettore della pagina evangelica qualcosa di ormai irraggiungibile al di fuori appunto della stessa pagina evangelica che ne contiene la narrazione.
Perché il Gesù protagonista del racconto, da lontano e irraggiungibile diventi vicino e presente – attraverso l’insegnamento di ogni cosa e il ricordo della parola dello stesso Gesù – è necessario che si attivi il dispositivo predisposto dall’evangelista, un’attivazione del dispositivo evangelico che faccia coincidere l’incontro con il testo, nell’ascolto o nella lettura, e ciò che Giovanni chiama Spirito e Paraclito, cioè colui che viene chiamato presso di noi per soccorrerci. Lo Spirito diventa perciò anche la forza potenzialmente sprigionata dal testo biblico ogni volta che un lettore credente vi accede nell’ascolto. Questa forza – quando il dispositivo evangelico funziona efficacemente – si esprime in quella sua propria modalità che è l’osservanza della parola nell’operosità dell’amore.